“Io vivo la mia vita e scrivo di ciò che vedo”
 
Venerdì 6 marzo sono stata a teatro.
Amo questa forma di espressione perché, a volte, ti fa PENSARE…
Lo spettacolo era intitolato: “Donna non rieducabile” ed era dedicato alla grande giornalista Anna Politkovskaja.
Il teatro, non grande, (ma apprezzabile per questa iniziativa) è il Manzoni di Calenzano (Firenze). E c’erano parecchie persone, alcune accorse all’ultimo momento; ma la cosa fa ben sperare, perché lo spettacolo non era “puro intrattenimento”…
Dal 2002, il Manzoni ospita “ Il Teatro delle Donnecon varie iniziative: come, ad esempio, la Scuola Nazionale di Drammaturgia.
Ma torniamo al 6 marzo: ero già molto presa da questa donna più unica che rara che pretendeva di dire la VERITA’ attraverso un lavoro che, ormai, non intimidisce più nessuno: il giornalismo.
E’ difficile, infatti, che un reporter sia stimato dalla gente e temuto dai “cattivi”; perché si sa che, quasi sempre, è finanziato dalle lobby dei vari paesi, perciò non può scrivere “niente di compromettente”.
Il nostro Enzo Biagi denunciava che almeno 2000 giornalisti sono morti, nel mondo, per aver fatto il loro mestiere.
E Anna Politkovskaja merita fra essi una menzione speciale : per la sua abnegazione, umiltà e giustizia.
L’autrice di libri e articoli coraggiosi sulla ex- Unione sovietica, era nata a New York nel 1958.
I suoi genitori erano diplomatici ucraini presso le Nazioni Unite.
Anna ha studiato giornalismo all’Università di Mosca e ha cominciato a lavorare nel clima distensivo della Perestrojka. Viene assunta dal Novaja Gazeta (nato nel ’93):importante giornale indipendente che ha, fra i suoi finanziatori, Michail Gorbacev.
Ma poi, come si è visto, le cose sono cambiate.
Prima è la volta del presidente Eltsin poi di Putin.
Ricordo di aver letto, circa 20 anni fa, un articolo in cui si diffamava Gorbacev per toglierlo di mezzo in fretta…questo, purtroppo, è un mondo senza ricerche e senza prove per i più.
Io ero ancora nell’età dell’incoscienza, ma ricordo che mi dispiacque che avessero “fatto fuori” il Presidente russo della Perestrojka; perché intuitivamente lo credevo affidabile.
Ricordo anche la sua dolce e colta moglie, Raissa, morta prematuramente di cancro.
Vladimir Putin,invece, è un ex-agente del KGB (oggi FSB polizia politica della Federazione russa); e, indubbiamente, gli articoli della Politkovskaja svelano non pochi retroscena del suo governo e di quello dei suoi collaboratori.
Lo spettacolo al Manzoni descrive, senza mezzi termini, la violenza con cui è stata sedata la rivoluzione cecena. Si narra dell’assedio al Teatro Dubrovka (2002 a Mosca), come dei ripetuti viaggi di Anna nella stessa Cecenia (e nel Caucaso in generale) o degli spostamenti compiuti in Occidente, per dare ai nostri paesi una testimonianza fondamentale.
Poi, il regista Stefano Massini (autore anche dei testi) ha mostrato gli interrogatori e il sequestro di Anna. I narratori-interpreti, Luisa Cattaneo e Roberto Gioffrè, parlano delle intimidazioni e delle falsità dei funzionari russi e ceceni (che una volta hanno anche simulato il suo assassinio).
Poi c’è la Politkovskaja intervistatrice dei “senza-nome”: ceceni, ingusci (o altre etnie indipendenti caucasiche). In questa veste Anna appare in tutta la sua umiltà di persona democratica, mentre la maggior parte dei russi pare essere razzista verso questi popoli più fragili.
Certo gli attacchi dei guerriglieri al teatro moscovita o alla scuola di Beslan (2004 nel Caucaso settentrionale) sono gravi. Ma dagli articoli della reporter, si evince che ”i ribelli” sono popoli abbattuti nella dignità, e ciò che succede nel Caucaso (e non solo) ad opera dell’esercito russo è disumano.
La Politkovskaja dissente, per esempio, dalla ideologia dei kamikaze sposata dai ceceni (e dalle cecene!), dovuta all’influenza dell’Islam più fanatico.
Ma la situazione, nella ex-Unione Sovietica è allarmante e i paesi occidentali dovrebbero ascoltare, con ATTENZIONE, chi denuncia la violazione dei diritti umani a Est (e non solo).
Nel libro “Proibito parlare” (ed. Mondadori), che racchiude vari articoli della Politkovskaja, ci sono testimonianze strazianti di parecchie persone (senza-nome per il regime russo e l’Occidente); ma Anna fa nomi e cognomi e racconta la storia vera di ESSERI UMANI esistenti o esistiti.
La grandezza di questa autrice non sta nell’aver difeso i diritti di popoli indifesi contro una potenza militare immensa, ma, a pare mio, nell’aver difeso tutti o accusato chiunque in base alla stessa giustizia.
Anna, premiata con il Global Award di Amnesty International, non era faziosa; come tutti i grandi personaggi non era “di parte” ma descriveva l’umanità di persone diversissime che, come faceva lei, scacciano l’odio con l’AMORE perché diceva:”il mondo teme una proliferazione nucleare incontrollata, io invece, temo l’odio”.
Il 7 ottobre 2006 il suo corpo viene ritrovato nell’androne del suo palazzo: gli sono stati sparati 4 colpi di cui uno al cuore e uno alla testa.
Il processo contro ignoti ha varie udienze, ma a tutt’oggi i colpevoli sono ancora a piede libero.
I figli della giornalista non sono riusciti ad avere giustizia, mentre altri due scrittori del Novaja Gazeta sono stati assassinati per le loro idee…
 
 
Sempre di Anna Politkovskaja: “La Russia di Putin” 2005 ed. Adelphi
 
 
 
 

Copyright © 2008-2017 - Il Raggio di Luce. Tutti i diritti riservati. Questo sito non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della Legge n° 62 del 7/03/2001.

______

Se qualcuno ritenesse che sia stato violato il copyright delle sue opere è pregato di segnalarlo.
Rimuoveremo immediatamente le foto in questione.

I MIEI SUGGERIMENTI