Helena : - Sono qui con l’Amministratore delegato di “EdiC SpA” (Polo Lionello Bonfanti), Paolo Maroncelli che, gentilmente, ha accettato di rispondere ad alcune domande.
Quando è nato questo grande progetto?
Maroncelli : - E’ nato nel 1991 in Brasile. Pochi giorni fa, abbiamo festeggiato il suo 18° compleanno.
Chiara Lubich si rese conto, visitando San Paolo, che la metropoli era divisa in due: da una parte c’erano grattaceli e palazzi (la parte ricca della città), dall’altra le favelas e la loro povertà assoluta. Sentì una voce che le chiedeva di fare qualcosa… questo qualcosa era il progetto Economia di Comunione.
Si tratta di programmare aziende disposte a dare parte dei loro utili per i poveri. Per l’esattezza i proventi sono divisi in 3: un terzo è devoluto agli indigenti, un terzo è per l’azienda stessa, ed un terzo serve per la formazione di persone nuove, che creino progetti utili all’umanità.
H. : - Dunque la Lubich si è occupata di economia…
M. : - Non è che lei volesse occuparsi di questo: voleva occuparsi dei poveri. Ha avuto varie Lauree Honoris Causa per le sue attività: fra queste una era in economia; ma lei è partita  dall’occuparsi del prossimo ed il primo prossimo sono gli indigenti.
H. : - Al Meeting dei gruppi del Rinnovamento nello Spirito, di Rimini (che è anche la sua città) si è parlato di economia: sono stati citati l’indiano Yunus e la Lubich. Come funzionano le imprese di EdiC?
M. : - Non si tratta solo di ripartire gli utili in tre: questa è più una
conseguenza: si tratta di avere un altro stile di vita, che si vede soprattutto nei rapporti con le persone, nella gestione delle cose materiali, nello spendersi in un costante atteggiamento di cultura del dare
Bisogna intendere l’azienda come bene sociale, non come qualcosa di personale. Ci sono i dipendenti, i fornitori, i clienti ed altre istituzioni: nei rapporti con le persone dobbiamo avere un atteggiamento nuovo, maggiore attenzione all’altro. Gli imprenditori di EdiC sono generalmente degli interni al movimento dei focolari, quindi cercano di ispirarsi all’ Ideale di Chiara, cercano di condividerne lo spirito. Chi aderisce all’Ideale dell’unità del movimento dei focolari,cerca di essere sempre fedele, sia che si trovi al lavoro o in famiglia o in ambito sociale ecc.
Anche in passato, essendo imprenditore, dicevo agli altri di “non appendere l’abito della vita” quando si parte al mattino per andare al lavoro o altrove: l’abito della vita ce l’abbiamo sempre addosso, dobbiamo vivere l’attimo presente spontaneamente, secondo i principi che ispirano il nostro vivere quotidiano.
H. : La mia prossima domanda era proprio: che significa umanizzare il mondo del lavoro? Se vuole aggiungere qualcosa…
M. :  Noi ci occupiamo di arte, cultura, medicina: in ogni campo crediamo sia giusto valorizzare l’essere umano. L’ ”altro” è importante: perché incarna Gesù e Lui è importante.
< Amatevi come Io vi ho amato > queste parole dobbiamo tenerle sempre a mente. Umanizzare il mondo per noi è testimoniare, con la nostra vita, questo messaggio.
H. : Che ne pensate della precarietà che colpisce i giovani (non solo i ragazzini, ma anche i giovani maturi). E’ giusto aumentare l’orario di lavoro fino a sedici ore o licenziare le risorse umane, pur di mandare avanti un’azienda?
M. : Se viviamo momenti difficili, siamo tutti coinvolti, non solo una parte della popolazione. Ci sono imprese che ne risentono più di altre; ma, se in esse c’è un dialogo aperto fra tutti gli addetti, è molto più facile uscirne. Le difficoltà mettono alla prova il nostro equilibrio interiore. Basterebbe un po’ di elasticità in più da parte di tutti, sapersi ascoltare, l’essenziale è che ci sia un buon rapporto fra le persone senza imposizioni “dall’alto”.
H. : Qui a Loppiano, nella Val d’Arno, c’è una Cittadella (una sorta di villaggio in cui si segue il Vangelo) e un Polo commerciale: quali sono i maggiori problemi che incontrate con il mondo esterno?
M. Nei primi tempi i problemi erano maggiori, si era visti come “diversi”, intendo dire che il tessuto sociale intorno spesso manteneva una “distanza”, forse anche per eccessivo rispetto; ma poi pian piano ci si è conosciuti e credo che si è fatto una scoperta importante e cioè che, pur diversi, si può vivere in un rapporto di fratellanza, quale dimensione di una vita più vera e concreta che ci accomuna.
Oggi ci sono ottimi rapporti con le istituzioni, oltre che con le persone comuni.
Il polo inizia ad essere frequentato, vengono persone a chiedere lavoro, professionisti a offrire servizi, artisti a proporre mostre d’arte al suo interno. Insomma ci sono tante esperienze positive che dicono il coinvolgimento profondo oggi vivo, fra la cittadella che comprende anche il polo, e il mondo esterno anche aldilà del territorio circostante.
H.: Che ne pensa della pubblicità  e della comunicazione in campo economico?
M. : Non abbiamo chiusure per quanto riguarda i mass-media e la pubblicità: dipende da come si usano. Le aziende di EdiC devono rendersi visibili, anche il periodico “Città Nuova” contiene inserti pubblicitari. Ma è una questione di stile; e in questo senso ci differenziamo: non abolendo questi strumenti.
H. : A Loppiano che tipo di attività ci sono? E quanti poli industriali esistono in generale?
M. : A Loppiano c’è un’importante attività nell’ambito della lavorazione artistica della ceramica, il centro AVE; l’azienda “AZUR” nel settore dell’infanzia, che annovera una grande varietà di prodotti di alta qualità, frutto di una accurata ricerca e nella quale lavorano oltre 100 persone; ed altre ancora si sono trasferite al polo Lionello.Nell’ambito della cultura poi, mi preme segnalare, sempre all’interno della cittadella, la presenza dell’università SOPHIA, inaugurata nel dicembre 2008. Il primo anno accademico è andato molto bene e i 36 studenti presenti sono arrivati da tutto il mondo. Ascoltare le loro testimonianze positive, commuove. Nel mondo ci sono già 9 Poli industriali, vicino alle 26 Cittadelle esistenti. Naturalmente sono in fase di crescita: ognuno è diverso secondo la zona e le risorse esistenti. Un Polo è il punto di riferimento per le aziende circostanti.
In Italia ci sono circa 200 aziende che aderiscono a E.diC.
Al Polo Lionello Bonfanti (che è il polo di riferimento per l’Italia) ci sono incontri fra gli imprenditori, convegni, iniziative culturali.
Ci sono 24 aziende rappresentate: 6 commerciali, altre produttive.
Ci sono studi professionali, 3 sale per convegni (di ampiezza diversa),
utilizzate particolarmente per fare formazione.
H. : Anche arte ed artigianato fanno parte del progetto?
M. : L’arte rappresenta il “bello” della vita, Chiara Lubich l’ha sempre tenuta in alta considerazione, ed anche per noi è così. Noi ci occupiamo di varie cose: dalla politica alla medicina, al mondo del lavoro; ma arte ed artigianato trovano sempre la loro collocazione: ci sono incontri ed eventi dedicati alle attività artistiche. E nelle cittadelle ci sono vari laboratori: da quello dei ceramisti a quello per le vetrate artistiche, ai laboratori per pittori; particolarmente noti, a Loppiano, i complessi internazionali  Gen Rosso e Gen Verde nel campo della musica e dello spettacolo: fanno tournè in tutto il mondo, ultimamente sono stati apprezzatissimi a Cuba e in Cina.
Devo dire, anzi, che la maggior parte delle attività di EdiC sono artigianali e con un numero di dipendenti non elevato: da quelle alimentari, a quelle per la lavorazione del legno,  ecc.
H.:Spesso l’individualismo e l’avidità, in imprenditori e professionisti, uccide la fraternità. Che ne pensa?
M. : Noi proponiamo di andare contro corrente, senza fare chiasso, ma semplicemente vivendo in un altro modo. Non è facile ma a Chiara (e ad altri) è riuscito. Nonostante il suo fare moderato e semplice, la Lubich è stata una vera rivoluzionaria nel mondo in cui viviamo. Questo si è visto, in special modo, quando ha aperto un dialogo  con persone di tutte le culture e religioni (anche non-credenti). E’ riuscita, con la sua vita fatta di un amore smisurato e oltre ogni confine verso tutti, a farli sentire fratelli.
E’ il carisma dell’Unità, senza proselitismo. Altrimenti non è più amore.
Chiara accoglieva persone di altre chiese; ma anche nella Chiesa Cattolica, essendoci movimenti diversi, lei non “costringeva nessuno ad aderire all’Ideale del  focolare”.
La nostra fondatrice chiedeva a ciascuno di viver bene la propria regola.  Spesso la gente, dopo aver incontrato Chiara, scopriva cose nuove della propria cultura.
H. : Gli interni e gli aderenti del movimento dell’Unità sono vari milioni in tutto il mondo, e sono nati attraverso la fede di una donna (negli anni ’40). Quale contributo può dare la figura femminile, adesso, in un contesto in cui si va dalla totale ignoranza e indigenza di tante donne, al protagonismo “al maschile” di poche fortunate?(senza considerare alcune presenze sagge ma poco considerate dai media).
M. : Non è un caso che Dio abbia suscitato il carisma dell’unità in una donna, in quest’epoca. Chiara è stata una presenza mariana nella chiesa e nel mondo (il Movimento si chiama anche Opera di Maria). La Lubich ha ispirato un altro modo di essere; ed io, da uomo, vorrei che le donne trovassero uno spazio più giusto ed equilibrato nella società.
Giovanni Paolo II ha apprezzato ed approvato la richiesta di Chiara, di permettere che sia sempre una donna, a dirigere il Movimento dopo di lei.
H. : Non di rado la gente rinuncia alle sue VERE ABILITA’, per farsi sfruttare dal mondo consumistico. Erich Fromm diceva che, la maggior parte dei mali psicologici è dovuta alla mancata realizzazione nel lavoro. Qual è il suo commento?
M. : Ogni persona, quale figlio dell’Eterno Padre è un “progetto”, e la scoperta della nostra specificavocazione può aiutarci a realizzarci pienamente in tale progetto.
Se ognuno lo comprendesse, capirebbe l’immenso amore di Dio per lui.
Dobbiamo individuare il filo d’oro che percorre la nostra vita e seguirlo, per trovare il progetto divino su noi: così scopriremmo i nostri talenti ed useremmo la nostra esistenza come dono nell’essere espressione degli stessi . Anche per noi il lavoro occupa una parte cospicua del nostro quotidiano, ma è un momento come un altro della nostra giornata, importante è essere in linea… col nostro filo d’oro.
Non deve esserci la rassegnazione, la passività in noi: dobbiamo avere un’esistenza attiva, vitale.
Il mondo in cui viviamo è poco creativo, non cerca l’unicità dell’essere umano, ma  la vita va controcorrente.
Essa non è per le cose comode, per le cose scontate, per il consumismo: la vita è il guadagno di ogni giorno.
H. : In quanti paesi avete creato EdiC?
M. : Il Movimento si è diffuso in tutto il mondo, in tante realtà diverse, in 180 paesi. In alcuni il progetto ha preso campo da anni, in altri deve ancora cominciare; ma potenzialmente può diffondersi ovunque.
Per il 18° compleanno di EdiC, c’è stato un evento importante: un convegno promosso dall’Università SOPHIA sulla situazione economica: è intervenuto il Prof. Zamagni (luminare del mondo economico).
Ha sempre sostenuto EdiC come arma contro la crisi mondiale.
 
 
 
 










                                                                      
                                                                                                               Chiara Lubich
  

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