Elena D’Anna, attrice fiorentina, si è dedicata soprattutto al teatro (ma ha fatto anche cinema, tv e pubblicità).
Ha lavorato con registi come Pupi Avati, Lina Wertmuller e i fratelli Taviani; ha recitato con Massimo Dapporto, Lucia Poli, Oreste Lionello ed altri.
Ha interpretato classici come “La dodicesima notte” di Shakespeare, “Il malato immaginario” di Molière, “Le baccanti” di Euripide ed “Il diario di Anna Frank”.
Helena Gray: conosco ed ammiro Elena da circa dieci anni, come mai questo amore per il teatro?
Elena D’Anna: da piccola ero piuttosto vivace, era difficile tenermi impegnata in qualcosa; i miei genitori mi hanno fatto scoprire il teatro e, da allora, ho prestato a questa forma d’arte un’attenzione speciale.
Poi ho cominciato a fare questo lavoro.
H. G. : una volta mi hai detto che, in Italia, questo mezzo di espressione potrebbe esser più curato.

(Elena interpreta la Natura nel nostro servizio fotografico)

E. D.:
amo il teatro italiano, ho imparato molto nel mio paese, ma ci sono luoghi  in cui si sperimenta di più: un classico si può fare in modo diverso(se il pubblico lo conosce già), si può creare qualcosa di nuovo
(ciò accade in nord Europa o negli USA, per esempio).
H. G.: per te, quale qualità preminente deve avere un attore/attrice?
E. D .: il talento. Penso per esempio ad artisti come Eduardo De Filippo: straordinario. Era sempre al massimo: mi ha ispirata molto.



(altra immagine)
H. G. : che ne pensi dell’”invasione” dei mass-media nella vita contemporanea?
E. D. : Ho un parere negativo, soprattutto per quanto riguarda i bambini: troppi canali televisivi tra cui dover scegliere (e non è  la TV garbata degli anni ’70). Ciononostante, per rilassarmi, io talvolta guardo il piccolo schermo e, quando mia figlia avrà qualche anno, le farò vedere i cartoni.
H.: com’è cambiata Elena D’Anna da quando ha iniziato a recitare?
E. D.: Come cambia chiunque dai 18 anni ai 37.
Ho potuto fare un percorso umano e professionale di questo tipo, mentre altre persone fanno altro…
prima ho provato a realizzarmi nello sport, poi in un’ associazione ambientalista… avrei voluto fare l’assistente sociale, ma  mi lasciavo coinvolgere troppo dai problemi del prossimo.
Così ho lavorato nelle carceri e nelle scuole portando il teatro.
E ringrazio maestri come Fiorenza Mariotti e Armando Punzo che mi hanno insegnato che l’arte può migliorare la vita delle persone, anche se l’artista fa ”solo” il suo lavoro (comunque loro sono persone generosissime).
H. : cosa pensi di Firenze come città di cultura?
E. D.: l’amo molto  e sapevo che, dopo anni di lavoro altrove, ci sarei tornata (la famiglia la sto formando qui). Ma , nonostante sia una città piena di cultura, Firenze non è più all’avanguardia. E’ massacrata dalle lotte intestine (l’ho visto in teatro). Alcune compagnie si contendono stanziamenti pubblici  dimenticando  la solidarietà. Si accontentano di “coltivare il proprio orticello” senza il desiderio di fare di più.
H.: manca la generosità dei veri artisti?
E. D.: …c’è un po’ di individualismo, sì…
H.: manca il sentimento femminile…
E di Roma che mi dici? (anche lì ci siamo incontrate)



                                                                                           
E. D.:
nella capitale il teatro ed il cinema sono industrie: c’è più offerta,  ho avuto la possibilità di un lavoro sicuro.
A Roma ci sono alcuni perditempo ma, rispetto a Firenze, è piena di opportunità.
 Il capoluogo toscano offre una cultura “mordi e fuggi” per turisti e studenti: non c’è un gran lavoro sulla città.
H. : parlami di un’attrice che ammiri.
E. D.: me ne piacciono tante: ad esempio Emma Thompson ( mi piace anche come personaggio) Helena Boham Carter (altra inglese).
In Italia ci sono Margherita Buy, Valeria Golino e Anna Bonaiuto.
H.: qualcuno ha detto che la generazione precedente era più “interessante”…
E. D.: era  il contesto storico degli anni ’60-’70 che faceva la differenza: la Buy, pur brava, non sarà mai considerata come la Loren o Fanny Ardant;  Fabrizio Bentivoglio (che ammiro) non sarà mai visto come Alain Delon o Paul Newman: non credo  sia un problema di bravura o personalità.
H.: alcuni registi che hai stimato…
E. D.: ho ammirato  i Taviani come artisti e persone, e Leo De Berardinis.
H. : se fossi un politico di spicco, o comunque, qualcuno che ha potere: che faresti per l’ambiente?
E. D.: ci sono parecchie cose da fare, ma  ognuno deve partire da se stesso.
Le istituzioni dovrebbero responsabilizzare la gente: per fare la raccolta differenziata, per risparmiare acqua e energia. Bisogna, ad esempio, spegnere lo stand-by degli apparecchi elettronici, o addirittura ridurre gli  stessi.
 Bisognerebbe “allungare la vita degli oggetti” e non buttarli via dopo due mesi, come siamo abituati a fare.
L’educazione scolastica dovrebbe” martellare” con questi temi.
E chi governa dovrebbe prendere decisioni importanti per la salvaguardia del pianeta.
 




 
 



(dopo il servizio, col cane Tristan, le foto sono state scattate al 9° mese di gravidanza di Elena che aspettava la piccola Emma)

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