“L’altro è sempre infinitamente meno importante dell’io, ma sono gli altri che fanno la storia” P.P.P.
 
                                                                           PierPaolo  

Poco tempo fa ho visionato un documentario che mi ha molto colpita.
Inquadrava Sergio Citti, amico e collega di Pasolini, che mostrava le proprie riprese (anche lui era regista) sul luogo del massacro di Pier Paolo, dieci giorni dopo.
Citti, nel documentario del 2005, appariva malato e stanco (su una sedia a rotelle); ma l‘umiltà, lo sconforto, ancora forte, e l’impegno per la ricerca della VERITA’erano sensibili.
“Avrei potuto far delle riprese migliori…” era una delle sue frasi ricorrenti.
In realtà, in quel periodo triste per la storia italiana, in confronto alle indagini sommarie fatte da altri, alla falsità di alcuni e alla paura dei più, credo che Citti abbia fatto molto.
Altri lo seguiranno con dichiarazioni, ricerche, testimonianze e soprattutto il RICORDO del patrimonio culturale lasciatoci da Pasolini.
Come vari intellettuali, anche lui sentiva d’essere minacciato.
Al di là della sua vita personale discutibile, era comunque un omosessuale che cercava partner consenzienti, non come alcuni gay o eterosessuali che ricattano il prossimo(!) ed era una persona più unica che rara nell’IMPEGNO CIVILE.
Nella sua vita professionale era versatile: ha cominciato con l’insegnamento per poi passare alla poesia, ai romanzi, alla saggistica, al giornalismo, al cinema d’autore e al teatro, fino alla militanza politica (si è sempre dichiarato del P.C.I.).
Nato a Bologna nel 1922, figlio di un ufficiale romagnolo e di una maestra friulana, vivrà fra l’Emilia Romagna, il Friuli-Venezia Giulia ed il Lazio. E compirà vari viaggi.
Il Friuli avrà per lui grande influenza e, con esso, l’amore per i dialetti (le lingue popolari, e alla gente semplice dedicherà molto del suo lavoro). Trattato con freddezza dai critici e dagli intellettuali (a parte Montale, Ungaretti, Moravia e pochi altri), sarà proprio il popolo ad apprezzare i suoi libri e film.
 
Io amo molto l’artista e l’opinionista Pasolini (anche se conosco solo una parte della sua opera sterminata). Ma penso di poter consigliare  soprattutto a giovani (categoria che va dai 18 ai 35 anni) e adulti i suoi lavori che direi UNIVERSALI.
Pur molto critico, a volte, categorico nei suoi scritti, Pier Paolo era INCORRUTTIBILE e quindi sincero.
Era profetico: anticipava il futuro (come a proposito dell’influenza ridondante dei mass-media e del consumismo, in un periodo (gli anni ’60 e ’70) in cui non si presagiva ciò che sarebbe accaduto.
 
Basta far passare un messaggio ripetuto più e più volte in TV, perché la maggior parte di noi faccia ciò che dice quel messaggio, senza troppa riflessione critica. Ma questo non vale solo per il nostro dormiveglia consumistico perché, se la televisione (o altri mezzi di massa) incita “la folla” ad arrabbiarsi contro qualcuno, dopo un po’ facciamo nostro il messaggio aggressivo e cominciamo a sbraitare (in piazza o altrove) senza  alcun PROGETTO concreto…


 con l'attrice Paola Betti
Tornando a Pasolini, è stato eliminato perché scomodo.
Prima lo hanno bastonato a sangue, all’idroscalo di Ostia (Roma) in una notte senza luna, in luogo sterrato e privo di lampioni.
Il poeta si è finto svenuto (dichiarazione di Sergio Citti che interrogò un pescatore testimone oculare); e quando i malviventi se
ne sono andati (non solo Pino Pelosi ma anche altre 2-3 persone e c’era un’altra auto oltre quella di Pier Paolo!), il poeta si è tolto la camicia per asciugarsi il sangue. Ma gli assassini sono tornati indietro: sono saliti sull’auto di Pasolini e, con quella, l’hanno massacrato investendolo più volte…
Un agguato, usando Pelosi come esca, e facendolo passare per ragazzo di vita (in romanesco significa prostituto).
Il Pelosi si è fatto il carcere, ma in seguito ha dichiarato che non si prostituiva e, soprattutto, non aveva ucciso lui il poeta; era diventato un  “capro espiatorio” per paura di ritorsionisulla sua famiglia.
Fatto sta che la vicenda Pasolini è ancora troppo recente per poter scoprire  l’accaduto: c’è chi ha parlato di mandanti del calibro di servizi segreti deviati, politici o grossi imprenditori legati al settore petrolchimico (Pier Paolo stava scrivendo “Petrolio” proprio in quel periodo…).
 
La coraggiosa Oriana Fallaci fu la prima a parlare di agguato premeditato.
L’opinione pubblica, però, è stata tenuta all’oscuro di tutto.
Sempre Citti dirà che il film “Salò o le 120 giornate di Sodoma”(1975) fu sequestrato da malavitosi (era anch’esso un documento scomodo). Personalmente non l’ho visto, e non so se è possibile reperirlo adesso. Ma vi consiglio caldamente i film di Pier Paolo perché sono capolavori.
Ai GIOVANI MATURI come me, che sono IL PRESENTE e ai giovanissimi, che sono il futuro, Pasolini lascia un’eredità immensa di speranze, progetti, testimonianze.
Ho visto alcune sue interviste televisive (una addirittura di Enzo Biagi): in esse il poeta non fa sconti, nonostante la sua grande civiltà ed il rispetto per tutti, egli non è diplomatico: dice le cose come stanno.
Se c’era un giallo in campo politico o economico; se c’era un fatto di cronaca inquietante (come una strage ad esempio) il poeta dava la sua testimonianza impegnata, al di là di ogni rischio.
Ha cercato di cambiare l’Italia e la COSCIENZA DELL’OCCIDENTE.
 
 
con Totò


OPERE: sono molte, io vi segnalo i romanzi “Una vita violenta”( edizioni Einaudi 1979) e “Petrolio”(a cura di Careri e Chiarcossi) Einaudi 1992 ecc.
Ed i film da me visti: “Porcile”, Accattone”, “Il vangelo secondo Matteo”, “Edipo re”, e i cortometraggi “La ricotta” e “Cosa sono le nuvole”. Ma ce ne sono molti altri.
 Non so se i film di Pasolini sono stati riprodotti in dvd, infatti invito tutti a non disfarsi del video-registratore, senza il quale autentici capolavori del cinema non possono essere più visti.
Pier Paolo ha scritto per il “Corriere della Sera”,”L’Espresso” e vari altri giornali.






"Fra tutte le scienze, la più pericolosa sarebbe quella del controllo del pensiero delle folle, poiché permetterebbe di governare il mondo intero" Talbot Mundy "I nove ignoti", Ed. Bobbs-Merril, 1924


ANEDDOTO SULLA STAMPA INTERNAZIONALE, DEL 1914, DI JOHN SWINTON, CAPO-REDATTORE DEL NEW YORK TIMES, ALLA FESTA DEL SUO CONGEDO:

"Che follia fare un brindisi alla stampa indipendente! Ciascuno, qui presente questa sera, sa che la stampa indipendente non esiste. Lo sapete voi  e lo so io: non c'è nessuno fra voi che oserebbe pubblicare le sue vere opinioni, e, se lo facesse, lo sapete in anticipo che non verrebbero mai stampate. Sono pagato 250 dollari a settimana per tenere le mie vere opinioni al di fuori del giornale per il quale lavoro.
Altri fra di noi ricevono la stessa cifra per un lavoro simile. Se io autorizzassi la pubblicazione di un'opinione sincera in un numero qualunque del mio giornale, perderei il mio impiego in meno di 24 ore, come Otello. Quest'uomo sufficientemente pazzo per pubblicare un'opinione sincera si ritroverebbe tosto su una strada alla ricerca di un nuovo impiego.
La funzione di un giornalista (di New York) è di distruggere la Verità, di mentire radicalmente, di pervertire, di avvilire, di strisciare ai piedi di Mammona e di vendersi egli stesso, di vendere il suo paese e la sua gente per il proprio pane quotididiano o, ma la cosa non cambia: per il suo stipendio. Voi lo sapete ed io pure: che follia allora fare un brindisi alla stampa indipendente! Noi siamo gli utensili ed i vassalli di uomini ricchi che comandano dietro le quinte. Noi siamo i loro burattini; essi tirano i loro fili e noi balliamo. Il nostro tempo, i nostri talenti, le nostre possibilità e le nostre vite sono di proprietà di queste persone. Noi siamo delle prostitute intellettuali".
 
 
 
 
 
 

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