La chiesa è piena, nonostante sia un giorno feriale e la Messa sia celebrata ad un’ora tarda.
Padre Marco è già un tipo conosciuto, anche se ha solo trent’ anni ed è arrivato poco tempo fa in parrocchia.
E’in una zona periferica della città, ma la gente si reca volentieri in quell’edificio piccolo e semi-nascosto, che il sacerdote ha fatto restaurare.
Al contrario di alcuni preti giovani ed iper-attivi che lavorano per essere ricordati, e magari si distinguono per il loro autoritarismo, P. Marco è un tipo tranquillo.
E vuol fare solo ciò che un prete dovrebbe fare, in linea di massima: celebrare la Messa e confessare.
Va a trovare i malati, parla con i giovani senza l’aria da capo-popolo “che di fanatismo ce n’è anche troppo”.
S’informa sulla realtà del mondo (per poter parlare in maniera sensata quando fa l’omelia).
Il sacerdote non cerca palcoscenici e non crede d’essere migliore dei suoi parrocchiani, che deve ancora conoscere personalmente.
Non fa politica perché non è quella la sua vocazione.
Non segue i grandi prelati per far carriera: è umile e progressista nel giusto “perché comunque non si può tornare indietro…”.
E’ autorevole con le persone mature ed è semplice con i ragazzi “che a volte possono avere una saggezza inaspettata…”.
E’ fraterno con le donne ed esigente con gli uomini, soprattutto con quelli che hanno il potere.
Non familiarizza con i corrotti.
E’ colto, ma preferisce la sapienza della vita quotidiana “che ti sorprende quando meno te l’aspetti”.
Pensa che la Chiesa possa fare di più, ma anche la gente deve impegnarsi ”se vuol vivere in una società umana”.
Non crede alla troppa disciplina o alle punizioni esemplari.
Dalla sua famiglia naturale ha imparato che Dio è un Padre non un padrone. Perciò non è paternalista con nessuno.
Non è un mistico, ma non disprezza il misticismo dei saggi.
Non è un guaritore ma crede che, all’occorrenza, i sacerdoti debbano guarire il prossimo da qualsiasi malattia: “perché il Bene non ha limiti”.
Non è il fondatore di una nuova opera, ma prende spunto da tutti coloro che hanno fatto cose grandi.
E questo basta a farne una celebrità.
Non disdegna di parlare con chi pratica altre religioni, e neanche con gli atei, dichiarandosi un fratello universale; ma non è facile. E la chiesa è divenuta un ufficio come gli altri, in cui abbondano documenti inutili, scartoffie da presentare qua e là…”mentre ci sarebbe così bisogno di ascoltare le persone!”
 
 
 
La Messa è finita.
P. Marco adocchia un signore distinto in fondo alla chiesa.
Avrà più di ottantacinque anni, ma li porta benissimo: sembra che, nella vita, abbia viaggiato su una corsia preferenziale.
Ha un soprabito elegante, un bastone prezioso e un portamento nobile.
Dopo la celebrazione si fa avanti, ma aspetta rispettoso che il sacerdote lo confessi.
P. Marco gli si avvicina, e gli chiede se vuol servirsi del confessionale.
L’uomo fa cenno di si.
Il prete gli dice che non è indispensabile che si inginocchi, ma l’uomo lo fa.
- Ha del tempo da dedicarmi padre?
- Tutto quello che vuoi figliolo
- Bene: perché è una lunga storia da quando non mi confesso…
 
 
 P. Marco saluta il pensionato laico che l’aiuta nel servizio. Augura la buonasera alle signore, che abitualmente prendono la Messa vespertina; fa cenno agli altri che possono andarsene.
Poi si appresta a dedicare a quel fedele, mai visto, tutto il tempo necessario.
 
 
- Ho cominciato a frequentare certe associazioni quando avevo venti anni…
Mio padre era un imprenditore affermato ed anche un uomo colto.
Pensava che gli somigliassi  in ciò che faceva, ed aveva ragione.
Noleggiavamo un’auto, con un autista diverso dal solito, e ci recavamo in una grossa villa
decentrata: un edificio spesso diverso circondato da un grande parco.
Il personale della casa era molto riservato.
Entravamo, ed era sempre notte fonda, in luoghi poco illuminati.
C’erano delle giovani donne scelte, e poi molte altre persone, soprattutto uomini.
Si trattava di individui non comuni…
... politici, artisti di fama, grossi imprenditori, intellettuali e… prelati.
- Ho sentito di certe riunioni- fa P. Marco.
- Si ma non credo che lei le conosca…
 
 
Il sacerdote, che ha preso a sudare, rimane in ascolto.
Il penitente non ha perso la sua flemma, nella sincerità di chi non ha più nulla da perdere:
- Mio padre mi diceva che il potere costa caro, e non viene dato a tutti.
E’ un privilegio… a volte, ho pensato che avrebbe voluto esser un’altra persona…
…ci era nato nel potere, ed anche io…
Ma se sono qui è perché penso che la VOLONTA’ esista…
E se si fanno certe cose…è perché si pensa che siano giuste. Fino a che…
ma ripartiamo dall’inizio: le dicevo padre…
- Dimmi
- …che la scala sociale impone il potere a qualcuno…
- Nella Chiesa ci sono vari potenti che hanno operato il bene!
- Si, ma la maggior parte sapesse…
- Parla che ti ascolto...
- Lei è buono
- Dio lo è con entrambi
L’anziano abbassa il capo e pensa che non deve più titubare.
- Insomma padre: in queste riunioni si cerca di influenzare la società occultamente!
Le persone lì riunite vogliono dare un altro ordine alla vita collettiva ed adorano spiriti sconosciuti…
…non so dirle esattamente < chi> adoravamo; ma esso pian piano influenzò tutta la nostra vita. Erano cose, quelle che facevamo, così assurde e disumane, da non poter dire neanche agli amici intimi o ai familiari.  
Ben presto, però, dovetti accorgermi che essi cominciavano a soffrirne le ripercussioni…
- …
- …la mia coscienza, già da giovane, urlava
Ero un uomo in carriera e di successo ne ho avuto parecchio.
E’quando potresti pentirti che ti danno tutto, e ti fanno sentire un  re. Ma persino con mio padre non era più lo stesso: avevo imparato ad odiarlo.
Padre Marco guarda nel vuoto, ma rimane fermo.
- Non so come quelle persone, una volta fuori di lì, potessero parlare ad altre persone o guardarsi allo specchio.
Io smisi di farlo.
Vedevo in mio padre , che non mi guardava, l’incoraggiamento implicito a continuare; anche perché, se sei dentro, ci vuole uno SFORZO ESTREMO per uscire.
Ed io, allora, non avevo le motivazioni.
Non voglio alcuna giustificazione ADESSO; ma quando sei giovane ti necessitano degli insegnamenti…
Mia madre non era cattiva: era di quelle persone che non si fanno domande.
Soffriva molto nel fisico, ma non ha mai visto la realtà negli occhi (come la maggior parte della gente).
Le associazione segrete somigliano alla vita: ognuno ha il suo grado di consapevolezza.
Le persone comuni sembravano stimarmi di più, per il mio ruolo sociale; ma è vero che i ricchi sono spesso soli.
Abbiamo bisogno di FRATELLANZA.
Finii l’università e partii per gli Stati Uniti.
Dopo la guerra mi sposai, come si fa di solito quando si ha un certo stile di vita.
Ma l’esistenza è davvero sorprendente: la ragazzina che mi fu proposta in sposa era una grande persona.
Non che io sia per i matrimoni combinati: non mi aspettavo più niente dalla mia classe; ma è la VITA che ti sbaraglia: adesso so che lei aveva detto un si consapevole.
Per decenni abbiamo fatto vita separata, nonostante i nostri due figli e gli appuntamenti dell’alta società.  
Ma, nonostante Angela avesse capito qualcosa, si ostinò a non detestarmi mai e dovetti ammettere che il Soprannaturale mi parlava, in silenzio, attraverso i suoi occhi.
Non capivo come facesse, anche con il pensiero, a rispettare il Sacramento del Matrimonio…
…a volte pensavo che fingesse.
Per un periodo l’ho fatta seguire, pensando che avesse un altro…
…Angela invece era trasparente.
Dei nostri figli, uno mi somigliava e seguì presto la mia strada di menzogne, crimini e perversioni (da cui ci lavavamo con un bagno). L’altro ha seguito sua madre ed è divenuto un personaggio meraviglioso.
Penso che, come mia moglie, sia nato solo per salvarmi…
Era un giornalista ed è stato assassinato, anni fa, facendo il suo lavoro…
L’altro figlio, invece, è un cocainomane e me ne attribuisco la colpa.
- Devi pregare…
- Voglio regolare tutti i conti
- Nel tuo caso è più difficile e meritevole - poi:
- Voglio sapere quante persone hai influenzato, con la tua condotta, e in che modo
 
 
- …persone di tutti i tipi: dai dipendenti di azienda, che ho coinvolto nelle riunioni massoniche, alle ragazze che ho compromesso, dagli amici, ai colleghi e ai nemici…
Alcuni…si sono uccisi, altri sono impazziti…
Padre Marco è in agonia ma fa cenno di continuare.
L’anziano ha un coraggio sovrumano per continuare a raccontare.
E’ come estraniato.
Ed infatti è il confessore ad addossarsi tutto il male, e a soffrirne in prima persona.
- Mi hanno detto che in confessione si deve dir tutto…
- E’così.
Il giovane adesso si volta verso una finestra.
E’ pallido ma non guarda il cielo scuro, bensì aldilà.
Cerca le sue risposte oltre il tempo e quel momento terribile; e prega che sia qualcun Altro a finire la confessione.
Il penitente è un po’ imbarazzato.
- Continua - fa il prete.
- Ho picchiato mia moglie, una volta, ed ho perseguitato il figlio che non mi seguiva…
Ho maltrattato spesso i dipendenti e ne avevo parecchi.
Era come se li detestassi ma odiavo la mia anima dannata, invece.
Ho avuto un’amante dell’età dei miei figli e poi un’altra dell’età dei miei nipoti…
…una è morta in un incidente stradale, l’altra è deceduta poco tempo fa per overdose…
Ho commesso degli omicidi e li ho fatti commettere.
Per anni sono stato maestro e medium in una importante loggia, che ha causato disastri enormi in questa città.
Abbiamo influenzato la politica, minacciando coloro che non ci seguivano.
Abbiamo coinvolto altri imprenditori, soprattutto quelli in difficoltà economiche.
Abbiamo ostacolato varie indagini, in vari settori; abbiamo fatto uccidere giudici, isolato gli intellettuali che non erano con noi, spedito messaggi minatori e rovinato altri nelle loro finanze…
Abbiamo torturato, stuprato, ucciso bimbi appena nati…
…poi dicono che l’INFERNO non esiste o non si può indagare…- adesso è pallido anche lui.
 
 
 
 
- Voglio che tu sappia che esiste redenzione per tutti- Padre Marco è incisivo e completamente sincero. Ma la negatività che si sprigiona nel confessionale lo invade fortemente.
Il prete è debole e rischia di vacillare.
- Padre…
- Non preoccuparti e continua
Il penitente comincia a piangere, come non faceva dall’infanzia.
- E’ questa dunque la Comunione Spirituale…?- abbassando il capo - Ne avevo sentito parlare…
Una voce nel mio pensiero, oggi, mi ha detto di uscire e, nella prima chiesa che avessi trovato, avrei dovuto confessarmi…
Padre Marco rimane felicemente stupito.
Guarda l’imprenditore senza età, che non ha più bisogno di disprezzare il prossimo per farsi largo.
- Dov’è Angela?
- E’ morta ieri.
Per me non esiste più niente in QUESTA DIMENSIONE.
- Dio ti ama e vuole che tu lo sappia senza dubbio.
Prega per le persone che hai ucciso, in tutti i sensi; e se sono sopravvissuti aldilà, le tue preghiere faranno effetto.
Non deprimerti e non odiarti: dobbiamo salvare il salvabile.
Ci sono persone come te che sono diventate grandi; ma bisogna anche pensare alla giustizia, perché vedi figliuolo: OLTRE QUESTO MONDO SIAMO TUTTI UGUALI.
Celebrerò Messe per te e farò pregare delle brave persone.
Affidati alla Comunione dei Santi che percepiscono ogni nostro atto, parola e persino pensiero: ma non giudicano.
Maria Santissima è la Postulatrice delle cause impossibili…conosci la Madre?
Mentre Dio è il tuo vero Padre.
Il penitente piange a dirotto.
Ormai è già notte fonda.
Padre Marco sente tutto fuorché il sonno.
Lo sconosciuto getta via il male nel pianto.
E si dispera.
Ma il sacerdote esce dal confessionale e lo fa alzare.
Poi lo abbraccia.



Questo racconto è stato pubblicato dal periodico di prosa e poesia "La stanza dell'autore" di Firenze
 
 
 
 

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