Alcuni atteggiamenti adolescenziali sono spesso interpretati in modo negativo, 
tralasciando il loro possibile valore positivo. Il silenzio dei ragazzi può essere 
vuoto, rinuncia alla comunicazione: ma può anche essere coscienza del limite
della parola, rinuncia alla retorica, amore della molteplicità dei linguaggi (immagine,
musica, corporeità, look) e superamento dell’assolutizzazione del linguaggio verbale.
L’effimero può essere interpretato come perdita di profondità e di serietà; ma può anche
ironizzare su ogni pretesa dogmatica di definire la realtà e i suoi valori.
La concretezza di alcuni atteggiamenti giovanili non va intesa solo come filosofia 
dell’egoismo o del carpe diem, perché l’attenzione al presente non è chiusa solo 
all’adesso e al proprio io, ma è portatrice di GRATUITA’.
A questo proposito è da osservare la crescita dell’area del volontariato, dove emerge 
chiaramente come il ragazzo/a d’oggi non è, come spesso si sente dire, un consumista, 
disimpegnato ed emarginato. 
Tutte queste categorie colgono aspetti falsi del mondo giovanile, non tutta la sua ricchezza 
e peculiarità. 
Il mondo degli adolescenti è contrassegnato dalla differenziazione sociale: la scuola, 
la famiglia, gli amici (con cui praticare sport o altri hobby). 
Anziché ridurre questa molteplicità operando scelte unilaterali, i ragazzi/e tendono a 
realizzarsi in ambiti e gruppi diversi; perché la loro vita coincide col fare molte esperienze. 
quelle affettive, tendono a non essere definitive anche se i soggetti le vivono profondamente
e permettono altri interessi, precludono altre opportunità.
I modelli culturali oggi sono contrassegnati dalla pluralità: la scuola, la FAMIGLIA, il gruppo 
di amici. 
A volte sono contraddittori: oscillano fra quelli portatori di valori tradizionali a quelli più liberi.
Credo sia da rivalutare la figura del ragazzo/a che riesce ad attraversare questa pluralità, 
non idealizzando alcun modello, se non quello dell’AUTOREALIZZAZIONE.
L’adolescente moderno non si fa lacerare dalla varietà delle proposte; ma impara a 
convivere con essa con flessibilità, facendo della vita quotidiana un campo in cui celebrare 
l’ARTE DI VIVERE.
Quante volte ci siamo sentiti dire “Sono stato anch’io giovane, ma tu non sei mai stato 
maturo”. 
Oggi possiamo rispondere“Tu non sei mai stato giovane nel mondo in cui lo sono io, e
non lo sarai mai!”.
È un conflitto di GENERAZIONI che non può e non deve essere sottovalutato. 
Non sarà più possibile accettare ed assumere passivamente il modello di comportamento 
degli adulti. 
Il mondo giovanile deve evitare le generalizzazioni e le tendenze a spiegare le differenze, 
ricorrendo al processo di maturazione, trascurando i fattori socio-culturali. 
Una società complessa qual è quella post-industriale, in cui viviamo, non può che ospitare 
una gioventù articolata e differenziata nei gruppi, nei costumi, nel comportamento, nella 
cultura.
È una vera e propria frattura coi modelli tradizionali, dovuta a una rivoluzione politica e 
culturale; e porta i ragazzi/e a non accettare i modelli precedenti, ma anche l’introduzione di 
tecnologie di cui gli anziani sono inesperti. 
Un distacco nella continuità dell’esperienza. 
I genitori perdono il loro predominio educativo, sino a rinunciare a trasmettere ai giovani i 
propri comportamenti, lasciandoli scegliere i propri modelli. 
Ci troviamo di fronte a un futuro ignoto, che non può essere considerato un mutamento tra 
una generazione e la successiva; all’interno di una cultura stabile, controllata dagli adulti e 
basata sul modello dei genitori. 
Una “triade rivoluzionaria” come l’ha chiamata Adam Schaff, costituita dalla micro
elettronica, dalla microbiologia e dalla energia nucleare ha modificato l’immagine del futuro, 
l’idea stessa di educazione, di esperienza.
Il mutamento in passato era ancora lento e permetteva agli adulti di saperne di più di 
qualsiasi giovane, dal punto di vista dell’esperienza. 
E' proprio questa incapacità di capire e sapere che aumenta le barriere: i ragazzi sono 
estranei agli occhi dei “grandi”.
Nessun insegnante o genitore può illudersi di comprenderci invocando il passato, o 
educarci col principio di autorità, perché è proprio questo che è messo in discussione dalla 
realtà contemporanea. 
Non potrà più il grande formarci basandosi su un sistema chiuso e già usato; ma dovrà 
sforzarsi di creare sistemi aperti centrati sul futuro: si tratta di EDUCARE ragazzi 
“sconosciuti” per un mondo“sconosciuto”. 
Occorre un dialogo continuo, in cui noi, liberi di agire di nostra iniziativa, possiamo guidare
loro verso l’ignoto. E sarà possibile solo se, chi crede di saperne di più riconosce i propri 
limiti, e impara insieme ai giovani.
Più che la cultura del progetto (che ha sorretto in questi anni l’educazione e l’agire della 
società) la complessità sociale, oggi, ha bisogno(come dice Francesco Bellino) di una 
cultura degli atteggiamenti. 
Non dobbiamo insegnare che cosa imparare , ma come impararlo; né in che cosa 
impegnarci, ma nel valore dell’impegno.
L’educazione non deve creare l’ESSERE UMANO, ma aiutarlo a crearsi. 
Solo con questi atteggiamenti, noi ragazzi possiamo maturare. 


Articolo di Antonietta, 22 anni, studentessa d'ingegneria:scritto quando ne aveva 16 
 
 
 
 

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