E’ il 14 dicembre 2011: il tempo è un po’ nuvoloso. Sono scesa dal treno che, da Milano, conduce ad Abbiategrasso.
Prendo il bus per Cassinetta di Lugagnano e, lì, una signora mi parla di come, quel paese, sia una delle più belle zone attorno a Milano.
Domenico Finiguerra, Sindaco di Cassinetta, a telefono è molto accogliente (anche se non ti conosce). E, quest’intervista, da tempo promessa, arriva in ritardo per colpa mia.
 
Il luogo, nonostante la pioggia, è davvero bello.
 

Entro nel Palazzo del Comune e Finiguerra esce dal suo studio per salutarmi.
 









Helena Gray: - Cosa l’ha spinta a fare politica?
Domenico Finiguerra : - Ero giovanissimo, avevo 19-20 anni:  ciò che mi ha spinto era la voglia di cambiar le cose. Volevo esser parte di un movimento, dare un contributo. Così mi sono iscritto al PDS, nel ’91,e ci sono rimasto fino al suo scioglimento…
H.G. : - Poi ha creato una lista civica.
D.F. : - Abbiamo creato una lista civica, e a Cassinetta di Lugagnano abbiamo vinto nel 2002, e rivinto nel 2007. Una lista civica che fa politica. Credo che oggi, nei partiti non si faccia più politica, ma tecnica e gestione dell’esistente. Mentre è fuori dai partiti che si fa politica: nei movimenti, nelle associazioni, nei comitati…
G.: - …basta che sia onesta
F. : - basta che sia onesta, sì.
G.: - Io non credo nell’anti-politica: che cosa significa?
F.: - Non significa niente. Anzi l’anti-politica maggiore la fanno i partiti: perché non hanno più nessuna ambizione al cambiamento.
G.: - Qualcuno dice che: sono tutti d’accordo per lasciare tutto uguale!
F.: - Sì, sì…
G.: - …almeno la maggior parte dei politici (perché ci sono sempre delle persone oneste che dobbiamo ringraziare).
E’vero che, in Italia, la speculazione edilizia è un fenomeno preoccupante? E gli italiani hanno case a sufficienza (anche se queste potrebbero esser meglio distribuite secondo le necessità)?
F.: - Sì. L’Italia ha un grosso problema: ci sono 2.000.000 di case vuote (adesso avremo la conferma con l’ultimo Censimento), decine di migliaia di capannoni sfitti, eppure si continua a costruire. Ci stiamo mangiando il territorio, il paesaggio, la terra che dovrebbe darci da mangiare. Il consumo del territorio è una cosa grave: la rendita fondiaria non è più considerata parassitaria, ma diviene l’unico luogo in cui fare gli investimenti.
G.: - Per aumentare il PIL… ma il Prodotto Interno Lordo non è un valore astratto?
F.: - Il PIL è una cosa astratta ma, al di là di questo: se io faccio girare l’economia soltanto attraverso il consumo di suolo non ho economia reale. Non produco beni da mangiare, servizi, cose realmente necessarie alla gente. Ma ho consumato una cosa che mi serve: il territorio. E’ un paradosso che la politica non affronta alla radice e si limita ad incassare oneri di urbanizzazione.

G.: - Nella trasmissione “Report”, ho sentito che, spesso, queste imprese di costruzioni ricevono finanziamenti pubblici, oltre a farsi pagare le case dai privati, a prezzi esorbitanti (cosa che arricchisce anche le finanziarie che danno i mutui). Alla fine queste ditte hanno un guadagno totale!
Il commento lo lascio ai lettori…
Noi veniamo alla prossima domanda: conviene Sindaco, dal punto di vista economico, recuperare gli edifici antichi e fatiscenti?
F.: - Io penso di si, perché restaurare le case antiche significa recuperare un pezzo di storia, pensare al patrimonio, rispettare il paesaggio, non abbassare il valore territoriale. Nel momento in cui facciamo case tutte uguali a Cassinetta, come a Capannori, come ad Agrigento: abbiamo ucciso un paesaggio tipico, abbiamo fatto decadere il centro storico e quindi, dal punto di vista economico, ristrutturare conviene. Dal punto di vista economico del singolo, sembra costare di più (ma non è sempre così) e qui ci vorrebbe un investimento dello Stato: perché è suo interesse recuperare il patrimonio e non sprecare il suolo. Lo dice la Costituzione. Quindi lo Stato dovrebbe preferire queste opere, alle “grandi opere” che non vanno a migliorare la qualità della vita ed il valore economico generale.
Altrimenti ci si risveglia più poveri.
L’anno scorso abbiamo sprecato 500 km quadrati di terra.
Tornando ai beni immobili antichi: noi incoraggiammo la ristrutturazione di una villa del ‘600 (che stava cadendo a pezzi), e, al privato che ristrutturava, abbiamo permesso di fare appartamenti.
G.: - Molti pensano che l’ambientalismo sia una cosa da ricchi: cioè non sia attuabile e costi troppo: ad es. il riciclo reale dei rifiuti…
F.: - E’ una stupidaggine, nel senso che l’ambientalismo è una cosa molto vantaggiosa per le fasce deboli. Se noi ad es. tuteliamo l’ambiente, promuovendo la raccolta differenziata Porta a Porta (a Cassinetta lo facciamo da una decina d’anni), otteniamo l’abbattimento di una quantità di rifiuti e ci guadagna il cittadino che paga meno.
Ma se io ho un atteggiamento contrario a quello ambientalista: consumismo, alta velocità, grandi opere, inceneritori ecc ecc: ciò andrebbe a vantaggio dei poveri? Quindi dire che l’ambientalismo è un affare da ricchi è una grandissima stronzata!
G.: - I detrattori dell’ambientalismo pratico aggiungono che le fonti rinnovabili costano troppo, che dietro le fonti eoliche “c’è la mafia” ecc ecc. : ma questo non è disfattismo?
F.: Queste affermazioni fanno ridere. A parte il fatto che le speculazioni non sono mai promosse dalle associazioni ambientaliste. Noi proponiamo ad es. l’eolico di dimensioni ridotte sul tetto di casa…
G.:- Nel comune di Pontassieve sembra le abbiano proibite…(il Sindaco di Cassinetta non commenta…)
F.: -…perché le grandi pale hanno un maggiore impatto ambientale: sono più rumorose, cambiano il paesaggio. Nel nostro territorio, presto ci saranno fonti rinnovabili di questo tipo. L’importante è trovare l’equilibrio fra persone e intenti-
G.: -Io sostengo che l’ecologia dovrebbe rimettere in moto l’industrializzazione sostenibile: per produrre mater-be, ad esempio, o altri oggetti totalmente biodegradabili. E se essa avesse un certo impatto ambientale, comunque il fine sarebbe positivo…
F.: - La riconversione ecologica dell’economia  è una cosa che dobbiamo fare per forza –
G.: - Ma alcuni ambientalisti non pronunciano mai la parola “industria”: come coniugare, allora, ambientalismo e sviluppo?
F.: - Alla parola sviluppo si dà sempre un’accezione positiva, ma lo  sviluppo lo sviluppo di una malattia (ad es.) non è positivo –
G.: - Alcuni miei conoscenti vorrebbero solo il terziario “a casa loro”-
F.: - Ci sono industrie ed industrie: l’Ilva di Taranto (che è una delle più grandi acciaierie d’Europa) produce morte: lì ci sono bambini che non possono uscire a giocare nei loro giardini. In questo caso la gente è stata messa di fronte al bivio: se morire di fame o morire di fumo. E ciò è profondamente sbagliato. Ma ci sono attività economiche che non hanno la stessa ricaduta sull’ambiente, e producono benessere. Innanzitutto dobbiamo tornare un po’ all’ agricoltura  (al settore primario). Rivalutare ciò che viene dalla terra (che noi troviamo al supermercato). E poi ci sono prodotti tecnologici che sono utili, quindi costruiamoli; dobbiamo efficientare le nostre case per risparmiare energia; utilizzare la geotermia (ma per queste cose ci vogliono gli incentivi statali).
Bisogna cambiare la cultura per portare la gente a mutare le sue abitudini.
Pensiamo al Porta a Porta: se fosse estesa ai grossi comuni, a tutt’Italia, ci costerebbe  1 miliardo di euro: e sai quanti posti di lavoro si creerebbero? 200 mila! Il Comune di Cassinetta di Lugagnano fa ricerca assieme ai Comuni Virtuosi, da anni, aderendo alla Strategia Rifiuti Zero.
G.: - Per riciclare davvero i rifiuti, bisogna accettare di trasformarli nel proprio territorio (come sta facendo il Comune di Capannori, in Provincia di Lucca, con la spazzatura organica, ed altri comuni).
E’ possibile che alcuni cittadini vogliano il cambiamento, ma non siano aperti alla sperimentazione, e considerino un impianto avveniristico per l’organico, alla stregua di un vecchio ed inquinante inceneritore? Dobbiamo mandare i rifiuti nello spazio o continuare ad inviarli al Terzo Mondo?
Vorrei ricordare che giornaliste, come Ilaria Alpi, sono morte per aver comunicato un tale scandalo intollerabile (in Somalia), ma i nostri scarti sono arrivati anche in India o altrove…
F.: - No. Sono d’accordo con lei. Bisogna fare in modo che le comunità capiscano che è un problema complesso, e va gestito considerando il proprio territorio come portatore di diritti come altri luoghi, sia italiani sia del mondo. Il centro di compostaggio capannorese sarà (lo stanno per costruire) molto utile: per produrre terriccio e risolvere il problema dei rifiuti organici-


G.: - E’ come quando in Mugello (alta Toscana) si passa per i terreni agricoli, concimati con la cacca delle mucche: c’è puzzo e tiri su il vetro dell’auto, ma non muori di cancro per questo!-
F.: - Esatto. Si tratta di puzza…e poi credo che ci siano degli strumenti tecnologici, dei filtri, che consentano di non sentire neanche il cattivo odore-
G.: - Per ciò che concerne la lombricoltura, che ne pensa?-
F.: - Sono d’accordo: è un modo per ripristinare l’equilibrio fra essere umano e ambiente. Ma ci vuole la ricerca e la volontà di provare cose nuove. Per ora, sono i combustibili fossili che creano i problemi che abbiamo: in passato i rifiuti erano smaltiti nella terra, nelle cascine, per secoli è stato così. Non avevamo bisogno d’inceneritori, discariche ecc.
Da quando è nata la Rivoluzione Industriale, nonostante una maggiore comodità della vita, abbiamo “drogato l’ambiente” coi combustibili fossili: il petrolio quindi;ma da non più di 200 anni. Gli ambientalisti stanno cercando di ripristinare l’antico equilibrio, pensando che, anche il petrolio finirà-
G.: - Alcuni politici dovrebbero essere più edotti circa le ricerche ed i metodi alternativi, per lo smaltimento dei rifiuti: come l’organizzazione della green economy (economia verde, letteralmente). Io, però, parlo con tutti perché credo nel dialogo e nella moderazione-
F.: - Anch’io ci credo. E penso che quei politici siano estremisti: stanno sovvertendo l’equilibrio fra le persone e la natura, fra le persone stesse. La buona politica serve a mantenere la bio-diversità, i rapporti umani, l’armonia generale. E’ vero: alcuni ambientalisti ne sanno più degli amministratori che vanno avanti per luoghi comuni-
G. : - Ai politici nuovi si chiede di aver il coraggio di percorrere strade nuove, di provare tecniche nuove; e se all’inizio le cose non dovessero andare, pazienza: dovrebbero riprovare fino ad avere i migliori risultati, per diminuire l’impatto ambientale delle varie attività –
F.: -Ciononostante alcuni amministratori non ne sono in grado, non è nel loro DNA. Un legno storto non si può raddrizzare…-
G.: - Quali sono i paesi in cui si applicano davvero i principi ambientalisti?
F.: - In Italia ci sono comuni e sindaci che fanno cose molto utili, anche se i media non ne parlano. A livello internazionale, la Danimarca, la Germania; ma anche la Francia ed l’Inghilterra. Per quanto concerne la tutela del territorio, questi paesi sono più attivi di noi.
In Italia (dagli ultimi 30 anni) si consumano 160 ettari al giorno, in Germania se ne consumano 60.
E quando Angela Merkel era Ministro dell’Ambiente, stabilì di scendere da 60 a 30 ettari.
Nel piano regolatore di Parigi, si stabilisce di perennizzare i terreni agricoli: lasciarli agricoli per sempre.
Perché nel nostro paese non si fa scendere il consumo di suolo da 160 a 80? Perché la politica non porta ad un cambiamento di mentalità?
G.: - Ha avuto ritorsioni per aver fermato la cementificazione a Cassinetta?
F.: - No, fortunatamente no; perché il nostro è stato sempre un percorso  partecipato, fatto con i cittadini. Non abbiamo fatto nascere false aspettative circa cose irrealizzabili-
G.: - (Ironica) E’ possibile usare i ricchi a fin di bene? Per sponsorizzare la scuola, la sanità, le opere pubbliche?
F.: - Sono iniziative lodevoli, ma credo che sia un modo per mettere delle toppe ad un sistema pieno di buchi . Perché le istituzioni pubbliche non hanno i soldi per fare il bene comune?
G.: - Perché qualcuno se li intasca…
F.: - ...sì, perché ci sono altre priorità…ma non è sbagliato che i comuni debbano chiedere finanziamenti alle fondazioni bancarie, per dare servizi sociali o altro? Se venissero a mancare questi contributi, i servizi verrebbero meno? La ridistribuzione dei profitti dovrebbe esserci perché siamo una democrazia, non perché qualcuno fa la “carità”.
G.: -Alcuni politici illudono e lusingano gli elettori. Ma questi,  invece di interessarsi alla politica, spesso, giudicano gli amministratori tutti uguali e cedono al disimpegno e al qualunquismo. La democrazia non esiste se non c’è un patto fra eletti ed elettori, e non si dovrebbe più parlare di elettorato passivo…-
F.: - Sì, ma in questo rapporto entrano anche i mass-media; perché i discorsi dei cittadini sono influenzati dall’Informazione. Come le idee  sul degrado ambientale: pur essendo spesso sbagliate, si diffondono, la gente ha paura e la maggior parte dei politici risponde alla paura con atteggiamenti che sembrano coerenti. Restano solo alcuni esempi di giornalismo d’inchiesta…
G.: - Come “Report”, “Presa diretta”, qualche servizio de “Le iene”…
F.: - …ma i grandi mezzi d’informazione e la maggior parte dei programmi non formano l’opinione pubblica (al di là dei diversi schieramenti politici). La gente va responsabilizzata, dopo averla informata-
G. : - Pare ci siano organismi internazionali occulti, che controllano  l’informazione dei vari paesi: conosce le varie logge?
F.: - Non le ho mai frequentate-
G.: - Cosa pensa della sinistra italiana?-
F. : - Non sono d’accordo con alcune sue scelte: ha contribuito a creare la precarietà, firmerà la riforma delle pensioni…i motivi per dissentire ci sono-
G.: - Che pensa della generazione dei giovani-maturi (come li ha chiamati Piero Angela) o dei bamboccioni (come li ha definiti qualcun altro)? Intendo i 30-50enni. E’possibile che la nostra generazione, (viziata col consumismo) sia capace di gestire la Cosa Pubblica, per cambiare il mondo?
F.: - Da 10 anni, stiamo cercando di farlo a Cassinetta…cerchiamo di farlo ad Abbiategrasso, presentandoci alle elezioni del 2012: per creare senso di appartenenza nelle nostre comunità. E’ una difficile battaglia culturale, perché la maggior parte di noi è prigioniera del modello culturale di massa: il “Drive In” di Berlusconi. Analizzato con largo anticipo da Pier Paolo Pasolini(foto), che mette a fuoco l’iper-individualismo della nostra generazione.  Vediamo nell’altro una minaccia (nello straniero ma non solo). La nostra è una grossa responsabilità, perché stiamo formando le generazioni future; ma avremmo anche bisogno del supporto di altre figure (non solo i mass-media), altre autorità morali come la Chiesa per esempio-
G.: -Lei è credente?-
F.: - Io sono ateo, ma invidioso di chi  crede…non ho preconcetti: ho tanti amici preti ed ho partecipato ad un’esperienza bellissima: il Meeting Missionario di Bologna –

G.: - E’ecumenico?
F.:- Certo, amo qualsiasi tipo di manifestazione civile.
Comunque mi piacerebbe molto sentir Pier Ferdinando Casini parlar male delle industrie inquinanti; o il Cardinal Bagnasco rimproverare chi cementifica il territorio senza necessità-
 

 
 
 
 
 
 
 
 Domenico Finiguerra
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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