Così ha deciso un giudice della Procura di Pistoia.

 

Altro che scarpette rosse contro il femminicidio e diritti delle donne.

In Italia, le mogli o, comunque compagne, devono sottostare alla forza bruta (anche dei tribunali).

La sentenza, sconvolgente, è stata data pochi giorni fa in Toscana (una regione che si credeva all’avanguardia per i diritti civili).

A niente è servito che S.C. fosse incensurata, si fosse costituita e si fosse pentita del gesto fatto per difendersi; e che V.G. (il vittimo) non avesse riportato che pochi graffi (guaribili in 13 giorni), il giudice è stato implacabile.

La donna, di 37 anni, è in cella a Sollicciano da maggio; in carcere (pur nel dolore) sta tenendo un comportamento esemplare.

Mentre i suoi genitori sono sconvolti e, soprattutto, sono scioccati i suoi  bambini, per aver perso la mamma che era il loro unico punto di riferimento.

Il loro “padre esemplare”,invece, si è anche preso un risarcimento ingente: la metà casa (che era in comune con la moglie) e 30.000€!!!

E’ bene notare che chi ha aiutato V.G., nei suoi intenti, sono state un avvocato, un’assistente sociale e una psicologa (tre donne!).

Pare incredibile…

 

La famiglia di S.C. ha annunciato che andrà avanti col processo (com’è logico che sia). Cosicché la causa arriverà alla Procura di Firenze.

Speriamo che, almeno qui, i giudici abbiano senno e responsabilità civile, soprattutto verso i minori coinvolti. I figli di S. C., infatti, chiedono da mesi dov’è la loro mamma e perché non possono vederla…

 

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