Quello che sta succedendo in India è, a dir poco, anacronistico.Si stenta a credere che, nel ventunesimo secolo, ci siano ancora le persecuzioni per motivi religiosi. Come diceva tempo fa Franco Battiato, Dio non ha bisogno di essere difeso dalle nostre armi.Ma come rapportarsi allora verso i fatti gravissimi  delle ultime settimane?Come intervenire? E che opinione avere di un paese come l’India?Pochi anni fa, ho studiato l’autobiografia del Mahatma Gandhi. Senza dubbio si tratta di una delle massime personalità fra Ottocento e Novecento. I cui principi sono validi anche oggi.
Egli diceva che con l’Amore e la non-violenza si può ottenere qualsiasi giustizia, per qualsiasi persona, anche la più dimenticata dal sistema.Di fatto non ha fallito. E, con altri personaggi notevoli, ha fatto del ventesimo secolo un periodo di cambiamenti e possibilità. Il problema del mondo attuale è la mancanza di “memoria storica”, soprattutto circa i fatti positivi. Non si spiega infatti, come mai, in una nazione con tali figure storiche che hanno avuto anche dei successori, accadano fatti tanto incresciosi.Sto facendo uno studio comparato delle religioni, e non mi risulta che il vero Induismo  giustifichi le aggressioni disumane ai cristiani, o ad altri credenti.  Quindi gli assassini dei “più poveri fra i poveri” come li chiamava Madre Teresa di Calcutta, non hanno motivazioni religiose.Per quanto riguarda, poi, le rimostranze contro le conversioni forzate da parte di missionari cristiani: un vero cristiano sa bene che Gesù Cristo “non ha mai convertito nessuno per forza” e quindi deve comportarsi di conseguenza. Ma, cavare gli occhi ad un sacerdote, mi sembra un metodo veramente barbaro per far valere i propri diritti…e viene da chiedersi chi ci sia  dietro a  questa persecuzione…Vorrei dire ai nostri fratelli indù che, in questo modo, non otterranno alcun vantaggio; e lo sviluppo legittimo della loro nazione non ne trarrà giovamento.Sono fiera del paese di Gandhi che, nel secolo scorso, ha ottenuto l’indipendenza dall’ Impero britannico con la disobbedienza civile. Ma è escluso che, nell’era della globalizzazione, si possa difendere la propria cultura con le torture e gli stupri. Vorrei tanto che le nostre autorità religiose e politiche compissero delle missioni di pace, in India, per rimediare ai nostri eventuali errori; ma anche per trattare con le autorità del luogo, a difesa dei più deboli.

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