Ho visto Omar bin Laden per la prima volta in una intervista della 7.
Era il 2008, e si trattava di una replica di qualche mese fa.
Quando Antonello Piroso, il conduttore, lo ha presentato, in studio è calata “un’atmosfera glaciale”.
Sembrava che il giornalista facesse uno scherzo di cattivo gusto…
Si tratta della trasmissione “Niente di personale” che quest’anno va in onda il venerdì alle 21,10.
In effetti il cognome dell’arabo ventisettenne, che si è presentato, è inquietante (almeno nell’immaginario collettivo degli occidentali).
E non è nemmeno una combinazione che abbia questo cognome, non è nemmeno un parente alla lontana: si tratta proprio del quarto figlio di Osama bin Laden.
Ma lui e la moglie Zaina Alsabah sono venuti in AMICIZIA.
Da subito, ho capito di aver davanti 2 delle persone più dialoganti fra quelle che ho visto in tutta la vita.
Il  fare pacato, soprattutto di Omar, la sua cultura (parlava in inglese dei temi più svariati), la sua voglia di conciliare gli animi mi hanno sorpreso.
Devo dire che ha saputo offrire un altro punto di vista sulla “guerra islamico-occidentale”.
Non come alcuni mussulmani che, per avere un “posto al sole” nella società occidentale, dicono “ciò che si vuole da loro”; ma ha esposto, con RISPETTO e civiltà, l’opinione di un islamico moderato che dell’Occidente cristiano accetta il buono.
Ho apprezzato la sincerità di Omar e Zaina.
Essi non stavano, né dalla parte dei “colonizzatori bianchi”, né dalla parte dei “terroristi di colore”: hanno scelto un altro tipo di dialogo.
Omar nasce nel 1981 in Arabia Saudita, in una famiglia ricca e potente.
Sua madre è la prima moglie di Osama bin Laden: Najwa Ghanem.
L’infanzia di Omar è influenzata dalle guerre del padre, il quale lo porterà con sé nell’ esilio in Sudan e in Afganistan.
Il giovane ammette di aver vissuto nei campi partigiani di al-Qaeda dall’età di 14 anni, di aver militato per 6 anni, e aver abitato con Ayman al-Zawahiri (numero 2 di al-Qaeda).
Ma quando si rende conto che quella “sporca guerra” lo costringe a massacrare civili inermi, decide di lasciarla e suo padre non obbietta: è il 2000 ( loro si lasciano per sempre).
Negli USA (in Virginia) comincia a far parte della WAMY (Assemblea Mondiale dei Giovani Mussulmani) una chiesa separata e più moderata.
In passato, col fratello Abdallah era stato membro della Fratellanza Mussulmana Egiziana.
Ma la WAMY viene inquisita per propaganda aggressiva, persecuzione degli ebrei e denunciata per danni ai sopravvissuti dell’ 11 settembre; fino a che nel 2004 viene chiusa e tutto il materiale telematico sequestrato.
Per aver frequentato la WAMY, Omar viene indagato dall’FBI, subito dopo l’attacco alle torri (è interrogato nel processo di John Patrick O’Neill  vittima dell’11 settembre).
Ma Omar era in Arabia Saudita al momento dell’attentato ed alcuni giorni dopo, con altri membri della famiglia, parte (su un volo speciale) per Gidda.
Essa è una delle più importanti città arabiche; e sembra che ospiti il quartier generale dei bin Laden.
Lì il giovane fa l’imprenditore.
Nel 2007 Omar sposa la più matura Zaina Mohamed Al-Sabah, inglese, il cui nome anagrafico è Jane Felix-Browne.
La celebrazione islamica si tiene sia in Egitto che in Arabia.
Dopo aver trascorso tre settimane col marito, Zaina riparte per il Regno Unito.
La loro situazione è complicata (perché entrambi sono già sposati) e appartengono a culture diverse; ma la donna frequenta il mondo islamico da anni.
Conosce Omar mentre egli è in cura per la sclerosi multipla.
Ma il loro amore nasce in Egitto, alle Piramidi di Giza, durante una corsa di cavalli che sono una comune passione.
La prima moglie dell’uomo, però, intima a Omar di lasciare la più famosa Zaina: si tratta di Rasha (una ventenne saudita che ha avuto un bimbo di 2 anni).
Nonostante tutte le difficoltà, i due rimangono INSIEME.
Collaborano ad un documentario della BBC.
Progettano di vivere in Europa.
L’uomo chiede un visto da immigrato coniugato con una inglese, per vivere con Zaina a Moulton, Cheshire.
Gli sono richiesti i documenti del divorzio dalla prima moglie (come vogliono le leggi occidentali).
C’è però un altro problema: l’Ambasciata Britannica del Cairo afferma che la sua richiesta di residenza nel Regno Unito “potrebbe causare molta ansietà nell’opinione pubblica”.
La coppia si rivolge ad uno studio legale, che mostra la dichiarazione  dell’Ambasciata alla stampa. Ma l’Ufficio della Casa britannico non vuole commentare…
Zaina intanto necessita di cure nel suo paese e, comunque, se anche volesse vivere con Omar in Arabia, ci sarebbero altri problemi.
Nell’aprile 2008, al giovane viene rilasciato un visto Schengen, per viaggiare in vari paesi europei. E quando il visto sembra essere revocato, Zaina promette di portare il caso alla Corte Europea per i Diritti Umani.
Ma Omar, intanto, organizza una corsa internazionale di cavalli.
E’un EVENTO PER LA PACE, mentre in vari paesi vengono ancora combattute delle guerre.
Si tratta di una gara di 4800 km attraverso il nord Africa. Si attende l’approvazione dei governi coinvolti; mentre il ricavato andrà ai bambini vittime di guerra.
Le associazioni animaliste come PETA, hanno disapprovato, pensando alla “salute degli animali”; ma l’organizzazione benefica ha detto che saranno prese tutte le precauzioni e la gara, che non si svolgerà in estate (ma forse in marzo 2009) si terrà alla presenza di veterinari.
Resta, però, la cancellazione della Parigi-Dakar.
Dopo l’uccisione di 4 francesi in Mauritania (alla Vigilia di Natale del 2007) e la minaccia di gruppi armati di al-Qaeda all’organizzazione del rally, chiunque voglia costruire un ponte fra mondo islamico e mondo occidentale ci pensa bene…
E la famosa corsa automobilistica 2009 è spostata in sud America.
Ma il pacificatore Omar è deciso: “non mi fermeranno, anche se dovessi morire, farei di tutto per la pace”.
Come in altre interviste, all’italiana 7 l’uomo ha dichiarato di difendere il buono della sua cultura.
L’Occidente e il Mondo Islamico devono parlarsi.
Ha detto che, in un video del 2004, Osama bin Laden ha offerto una TREGUA all’Europa e, in un video del 2006, ha offerto una tregua condizionata anche agli Stati Uniti.
Lo sceicco ha approvato l’attacco alle torri, utili secondo lui, per risolvere i problemi di milioni di islamici. Ma questa soluzione non è condivisa da suo figlio, che ha provato un terribile dolore in occasione dell’attentato e gli ha detto: ” Cerca altri modi per difendere l’Islam”.
E quando i giornalisti occidentali gli chiedono, se crede che Osama sia un terrorista, egli risponde di no.
Si chiede perché alcuni attribuiscano tanta responsabilità a suo padre, se poi  rifiutano di trattare con lui.
Omar chiede loro che ne pensano del passato conflitto in Vietnam, o delle attuali guerre in Iraq e Palestina.
Quando il conduttore della 7 gli chiede se pensa che Osama bin Laden sia morto lui, lentamente, dice di non crederlo…
Egli non vuole odiare suo padre o rigettare completamente la sua cultura.
Quando Piroso gli dice che, 2 dei suoi 18 fratelli, lo vorrebbero morto afferma, con dolcezza, che sono solo dei ragazzini.
Comunica di aver chiesto un colloquio col Papa a Roma (e di non averlo ottenuto…)
Negli ultimi mesi del 2008, Omar chiede asilo alla Spagna: ma l’ONU dice che non ci sono “dei veri pericoli per la sua vita”(!). Con Zaina si reca in Qatar (dopo essere stato espulso dall’Egitto), cerca di avere un ennesimo visto britannico (ma gli dicono di attendere).
La donna rivela di voler andare col marito in Nuova Zelanda.
Ma anche lì le istituzioni non sono chiare…


 
 
 
 
 
 
 

Copyright © 2008-2017 - Il Raggio di Luce. Tutti i diritti riservati. Questo sito non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della Legge n° 62 del 7/03/2001.

______

Se qualcuno ritenesse che sia stato violato il copyright delle sue opere è pregato di segnalarlo.
Rimuoveremo immediatamente le foto in questione.

I MIEI SUGGERIMENTI