Il suo ultimo film ha ricevuto il Leone d’Oro alla Mostra del Cinema di Venezia (2008).
E’ diventato celebre, negli anni ’80, con “Nove settimane e mezzo” (psico-dramma per un pubblico adulto), ha interpretato Francesco di Assisi per Liliana Cavani: il suo nome è Mickey Rourke.
Per gli adolescenti sarà poco conosciuto, ma per i giovani maturi e gli altri questo attore non è nuovo perché ha davvero parecchio talento.
Rourke è degli anni ’50 e mi ha sempre colpito per la capacità di emozionare.
Sex-simbol per altri, ha avuto, per chi ama il vero cinema, la capacità di interpretare ruoli diversi e far commuovere.
Come nel film “The wrestler”, Leone d’Oro al 65°  festival veneziano.
 
La storia è ambientata negli USA dei giorni nostri, fra periferie e verdi zone residenziali.
Il protagonista (interpretato da Mickey) è un lottatore professionista di wrestling che lavora nel weekend…ma è costretto ad arrotondare in un supermercato!
Vive in un camper (per cui gli è difficile pagare l’affitto!) e spende i suoi “alti guadagni” per farmaci anabolizzanti e serate al night.
Ma il film diretto da Darren Aronofsky, fotografato da Maryse Alberti (cappero: una donna direttore della fotografia! Provate a proporlo in Italia..) e scritto da Robert Siegel è ottimo.
Non la solita storia di poveri che piangono perché vorrebbero esser ricchi (tipica del cinema medio americano); non è niente di scontato: come il finale che non vi racconterò.
Al fianco di Rourke c’è una bravissima Marisa Tomei, attrice americana della stessa generazione, che a me è sempre sembrata in gamba.
Ma in “The wrestler” la Tomei deve calarsi in un ruolo davvero nuovo: ballerina di lap-dance quarantenne, sempre bellissima, ma alle prese con un ambiente “ai margini del Grande Sogno Americano”.
La protagonista vive di notte per permettere al figlio piccolo di fare una vita decente di giorno…(non comprendo completamente questo modo di fare, ma penso che, a volte, dovremmo riflettere di più su coloro che
sopravvivono).
I due personaggi principali si somigliano, così si incontrano…anche fuori dallo spettacolo che è la loro vita.
Ma per entrambi è molto difficile: lei si sente a suo agio solo nei panni(!) della spogliarellista e lui è “immune dal dolore” solo durante gli incontri. Lo dice il protagonista, Randy (the Ram: l’Ariete), verso la fine del film.
La vita non è stata dolce con loro: lui ha solo una figlia, e neanche lei lo vuol vedere; lei è una lap-dancer verso la fine della carriera, ma mettersi insieme sarebbe troppo facile…
Bella la parte dedicata agli incontri di questo sport popolare: gli altri wrestler sono realmente tali e quasi tutti si accordano con Ram, il veterano, per decidere preventivamente le mosse; perché nonostante sia povero e solo Randy, nel suo mondo, è vincente ed il suo pubblico vuole veder vincere lui.
Rourke fa benissimo la parte del “padre” dei suoi avversari, incoraggiandoli ed ascoltando le loro proposte per nuovi spettacoli.
 
Ma, sia per il pugilato come per il wrestling, il dolore ed il pericolo ci sono: la gente si diverte a vedere lo scontro più autentico possibile, ed esso comprende voli fuori dal ring, cadute impreviste, cattiverie degli avversari sleali…
Fra i veri trascorsi dell’attore, c’è anche un’ampia parentesida pugile,
in cui Mickey si è fatto male davvero. Gli spettatori vedranno infatti un viso vissuto come combattente; perciò credo che la sua faccia (ricostruita col silicone) sia adattissima al ruolo ma anche, paradossalmente, molto vera.
Nel programma “Che tempo che fa”, in cui fu presentato il film, Rourke parlò (per averlo visto) di pugili che non potevano più mangiare a causa del tremito o altre disgrazie.
 
Emozionante la scena di Randy con sua figlia (interpretata dall’intensa Evan Rachel Wood) e la scena finale.
 
 
Un film da non perdere in DVD (credo lo possano vedere anche gli adolescenti); e l’augurio a Rourke di non farsi attendere troppo nel suo prossimo film.

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