Il film che voglio segnalarvi è “In the cut” del 2003.
L’ho visto alcuni giorni fa e devo dire che mi è proprio piaciuto.
Il premio Oscar Jane Campion nasce a Wellington (Nuova Zelanda) nel 1954, ed è forse la più famosa regista al mondo (visto che ben poche riescono a lavorare continuativamente in questo ambiente).
L’ho conosciuta negli anni ’90 coi suoi film precedenti: “Un angelo alla mia tavola” e “Lezioni di piano” (con cui vinse l’Oscar).
Nella pellicola (oltre all’attrice Holly Hunter) vediamo anche Harvey Keitel, che da lì divenne arci-noto.
Le bellissime musiche erano di Michael Nyman.
Il CINEMA AL FEMMINILE, dicevo, è più importante di ciò che sembra: perché parla di un altro punto di vista sulla realtà, del quale abbiamo bisogno.
“In the cut” (che vuol dire: nel taglio, ferita, scavo) i protagonisti sono un’affascinante insegnante di lettere (Meg Ryan castana coi capelli lisci) ed un investigatore della squadra omicidi, che ha fatto carriera in fretta (il bel Mark Ruffalo).
Co-protagonista è un’intensa Jennifer Jason Leigh, che interpreta la  sorellastra di lei.
Sullo sfondo un davvero insospettabile serial-killer che, per fortuna, non è  protagonista assoluto: perché il protagonista è l’AMORE nella nostra realtà metropolitana: la sfida più difficile.
Intelligente, non scontata, la descrizione dei personaggi che infatti sono imprevedibili.
Poetica la visione di una città, New York, ripresa in modo diverso anche nei momenti lugubri…
Ma, fino alla fine, anche l’ispettore Malloy (lui) è visto in modo sinistro (è così che generalmente vediamo gli altri).
Colpa di un tatuaggio che diviene più credibile del prossimo che amiamo:
-No sicuramente se siamo innamorati ci sbagliamo, saremo fregati, non val la pena credere a nulla!!
Questo sembra pensare la professoressa Frannie (lei), nonostante una storia d’amore appassionata, fuori dal comune, quando la serie di donne fatte a pezzi diviene intollerabile, in una città che sembra schiacciare i più deboli…
Guardando il film, pensavo che i serial-killer, purtroppo, non fanno più scandalo come una volta e sembrano poter essere chiunque.
Ma il degrado, come ho detto, rimane ai margini della storia.
Finalmente un film sentimentale che non è “malato”, “scabroso”, “tenebroso”.
Il mondo lo è, ma per la grande Campion la relazione a due non è squallida.
Riesco a trovarmi nei suoi personaggi femminili, mentre i maschili sono sfaccettati e realistici.
Ottima l’interpretazione di tutti (anche quella di Nick Damici), suggestiva e delicata la FOTOGRAFIA, significativa la sceneggiatura.
 
Filmografia:
A parte qualche cortometraggio iniziale, la Campion ha lavorato come regista, sceneggiatrice, e talvolta produttrice, alle seguenti pellicole:
 
“Le due amiche” 1986
“Sweetie”’89
“Un angelo alla mia tavola” ‘90
“Lezioni di piano” ‘93
“Ritratto di signora”(dal romanzo di Henry James) ‘96
“Holy Smoke (Fuoco sacro)” ‘99
“Bright Star” ‘09

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