Dei suoi film ho visto: “Lunga vita alla signora”, “La leggenda del santo bevitore”,”Il mestiere delle armi” e “I cento chiodi”.
Il primo è il più datato (detesto la parola vecchio) e si potrebbe vedere anche ora, con la sua elegante ironia nei confronti di alcuni privilegiati e dei loro rituali.
Il  protagonista è un cameriere adolescente che, insieme ad alcuni coetanei, va a lavorare ad un banchetto.
Il secondo è un po’ più noto ed ha un cast internazionale. E’ la storia di un uomo buono nonostante sia un alcolista. La ricordo ancora, anche se la vidi anni fa.
Olmi tratta i mali dell’umanità, anche i più tragici, con grande sensibilità e senza  giudizi acidi.
Il personaggio del santo è magistralmente diretto ed interpretato ( è  il leggendario protagonista di BLADE RUNNER).
Ma il film di Ermanno è sottotono e bellissimo.
Il terzo lungometraggio l’ho visto pochi giorni fa. Le scenografie, i costumi e la fotografia sono suggestivi; ma sono soprattutto la regia e la recitazione a convincere.
E’ uno spaccato di storia che si svolge in pochi mesi. Ed è una battaglia fra lanzichenecchi, avversi al Papa, ed esercito papale capitanato da Giovanni dalle Bande Nere de’ Medici.
Questo personaggio, in particolare, si distinguerà per  coraggio e lealtà. Anche se le vere protagoniste del film sono le armi. E Olmi mostrerà come, già nel 1500, si facesse uso di armi da fuoco (cannoni e simili).
L’ultimo film, per me, è il più riuscito.
L’ho visto al cinema diversi mesi fa ed l’ho trovato profondo.
Un giovane professore universitario, in crisi esistenziale, lascia la facoltà in cui lavora dopo aver (letteralmente) inchiodato a terra dei libri.
Accade durante la notte, in una località del nord Italia.
Il regista ama ambientare i suoi film < vicino a casa> infatti, quelli che ho visto, sono tutti girati nel settentrione.
La storia è intensa: l’insegnante lascia tutto, o quasi, per andare a riflettere nella NATURA. Ma essa, che pure ospita tante persone semplici, non è incontaminata come si crederebbe:  inquinamento, controlli fiscali e sfratti sono  protagonisti accanto ad esseri umani quasi marginali.
Il professore, molto intelligente, viene a contatto con una società rurale schietta ed accogliente. E cercherà di aiutare i suoi nuovi amici nelle loro problematiche.
Il talento del maestro Olmi si nota soprattutto quando, quasi da documentarista, riprende la lotta fra umani contro umani.
Egli vuole che la giudichiamo da noi; mentre altri registi, esprimono idee rabbiose e volgari.
Di Ermanno Olmi amo la goliardica critica al bigottismo, lo svelamento discreto delle perversioni umane, ma anche  la rivelazione del BUONO CHE C’E’ IN TUTTI NOI.
Poche settimane fa, quando gli hanno dato il premio alla carriera, sembrava un saggio nella sua tranquillità e fraternità.
L’ho ammirato, nelle interviste rilasciate in quei giorni, per la sua pacatezza.
La filmografia è da non perdere.
 
 

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