“Ma a voi che mi ascoltate io dico: amate” Lc 6,27
 
L’ho trovata in libreria.
E’ prodotta dal Centro siciliano di documentazione ”Giuseppe Impastato” di Palermo; ed è creata (da diversi anni) da Umberto Santino e Anna Puglisi.
Devo dire che mi ha colpito.
E’ un vero e proprio libro che racconta come una macchina del tempo  accadimenti che vanno dal 1800 (come la nascita dei fasci siciliani e le lotte contadine) ai giorni nostri.
Parla della vita di chi fa parte delle mafie, e soprattutto di chi le combatte.
Ci sono  magistrati, giornalisti, sindacalisti, politici, e persone comuni (anche un passante può dare la vita per il suo paese).
Tutti sono chiamati dalla storia a schierarsi: da una parte o da un’altra.
Si parla della siciliana cosa nostra, come della camorra campana, della ‘ndrangheta calabrese, della pugliese sacra corona unita e del banditismo sardo.
Sono tutti fenomeni inquietanti.
Gli autori dell’agenda fanno notare come l’espressione cosa nostra sia contrapposta a Cosa Pubblica (cioè Repubblica, democrazia).
Non è facile combattere dalla parte giusta, ma chi ha un atteggiamento aggressivo o indifferente aiuta l’organizzazione mafiosa.
Sapere che tante persone, in Italia e nel mondo, combattono le mafie è importante; e se abbiamo degli avanzamenti nelle istituzioni e nella cultura, è merito di queste persone.
I nomi degli uomini e delle donne contro la mafia sono tanti (l’agenda del 2009 pone l’accento sulla storia femminile).
Chi non ricorda i magistrati Giovanni Falcone, Francesca Morvillo (sua moglie) e Paolo Borsellino? Essi avevano scoperto, i reati del “terzo livello mafioso”: non più semplici estorsioni e traffici illegali (1°livello) o lotte interne alle cosche (2°livello) ma una cupola politico-finanziaria che ordina le uccisioni dei rappresentanti delle Istituzioni scomodi.
Per esempio il consigliere istruttore Rocco Chinnici, che aveva avviato il pool antimafia. Aveva coordinato il lavoro di diversi magistrati. Indagava sull’impero economico-finanziario di Nino e Ignazio Salvo (banche, società finanziarie, imprese agricole, società alberghiere, di assicurazione, informatica, servizi).
Viene fatto esplodere in una via di Palermo insieme alla scorta. E’ l’83. Fra i mandanti figurano: Salvatore Riina, Bernardo Provenzano, Raffaele e Stefano Ganci, Salvatore Buscemi, Antonino Geraci, Giuseppe Calò,Francesco e Antonino Madonia, Giuseppe e Salvatore Montalto. 
Lo stesso Giuseppe Impastato è un personaggio notevole (uso il verbo al presente anche per le persone scomparse soprattutto se sono state significative). L’ho conosciuto grazie al film “I cento passi”. Sin da giovane aveva rotto col padre mafioso e i parenti. E militava con la Nuova Sinistra. Lavorava per Radio Aut e cercava di sensibilizzare circa i problemi del sud. Diffuse un volantino in cui definiva Gaetano Badalamenti capomafia e trafficante di eroina. Viene ucciso nel ’78, ma nel 2001 Badalamenti è condannato all’ergastolo.
Un altro personaggio immortalato dal cinema è il giudice Rosario Livatino (nel film”Il giudice ragazzino”). Viene ucciso nel 1990 fra Canicattì e Agrigento. Indagava sui mafiosi della zona. Un testimone oculare della sua morte, dopo aver raccontato i fatti, ha dovuto cambiare nome e andare in una località segreta.
Un personaggio molto noto è il prefetto di Palermo Carlo Alberto Dalla Chiesa. Egli era stato ufficiale dei carabinieri e, da generale, organizza poi la lotta al terrorismo (aveva chiesto invano poteri di coordinamento della lotta alla mafia). Il suo assassinio, quello della moglie Emanuela Setti Carraro e quello dell’agente Domenico Russo avvengono nel’82.
Nell’agenda si parla di DONNE : Ilaria Alpi, ad esempio, giornalista della Rai assassinata nel 1994 in Somalia (a Mogadiscio). Con lei è stato ucciso anche l’operatore televisivo Miran Hrovatin. I due indagavano sui traffici internazionali di armi e sui rifiuti tossici. Ho conosciuto i genitori di Ilaria nella trasmissione “Fa’la cosa giusta” della 7: erano veri, proprio come la figlia: hanno detto che avrebbero usato il premio in danaro di Ilaria, in processi per scoprire la VERITA’. Si racconta la storia della pentita Serafina Battaglia che, dopo aver subito lutti e aver toccato il nulla della criminalità, decide di denunciare i mafiosi. Dice: “Se le donne dei morti ammazzati si decidessero a parlare, non per vendetta ma per GIUSTIZIA, la mafia in Sicilia non esisterebbe da un pezzo”. O la coraggiosa Franca Viola che, sequestrata e violentata da un mafioso, lo denuncia e lo fa arrestare divenendo un simbolo di liberazione.
Una vittima della camorra, che ha molto colpito nell’82, è Simonetta Lamberti (10 anni). I killer volevano uccidere il padre giudice. Le è stato intitolato un cippo marmoreo, uno stadio e diverse iniziative. Come il piccolo Stefano Pompeo (12 anni), la bimba è una delle molte vittime innocenti delle mafie. Alla manifestazione per Stefano partecipano 12.000 persone, nel ’99, vicino ad Agrigento.
Un altro personaggio che mi ha colpito è il segretario regionale comunista Pio La Torre: è dirigente delle lotte contadine, deputato anche in Parlamento, torna a Palermo per lottare contro la mafia e contro l’istallazione dei missili a testata nucleare (a Comiso). Crea quella che diventerà la legge antimafia dell’82; ma è assassinato nello stesso anno, col suo autista (Rosario Di Salvo).
Forte è la parte che parla della persecuzione di alcuni sacerdoti (per il loro carattere non-violento) come P. Giuseppe Diana. Negli anni ’80 lavorava vicino a Casal di Principe (Caserta): aveva organizzato manifestazioni e marce contro la camorra. Aveva scritto un documento: ”Per amore del mio popolo non tacerò” (con altri sacerdoti). Aveva raccomandato alla gente di votare secondo coscienza, e ai camorristi di farsi da parte. Nel ’94 viene ucciso in chiesa mentre sta per celebrare Messa.
Decenni prima, P. Luigi Sturzo fondatore del Partito Popolare, scrive: “…la mafia, che stringe nei suoi tentacoli polizia, amministrazione, politica…quella che oggi serve per domani esser servita, protegge per esser protetta, ha i piedi in Sicilia ma afferra anche a Roma, penetra nei gabinetti ministeriali, nei corridoi di Montecitorio, viola segreti, sottrae documenti,costringe persone credute fior di oneste ad atti disonoranti e violenti…gli alti papaveri commettono all’ombra concussioni, furti, omicidi; e quando si è arrivati con l’acqua al collo si tenta il salvataggio…E’ la rivelazione spaventosa dell’inquinamento morale dell’Italia, sono le piaghe cancrenose della nostra patria, la immoralità trionfante nel governo” (da “La Croce di Costantino”).
Ricordo anche P. Giuseppe Puglisi di Palermo. La Rai ha trasmesso una fiction su di lui, che ho trovato ben fatta.
E’ un sacerdote che cerca di smuovere le acque torbide, di una città affascinante e difficile. Lavora coi ragazzi, creando un altro modello di riferimento, preme sulle autorità affinché facciano il loro dovere, dà un esempio NON-VIOLENTO e cerca migliori condizioni di vita per tutti. Nel ’93 viene ucciso per strada, di giorno, fra l’indifferenza generale o quasi.
Voglio ricordare l’impegno sociale del Vescovo Giancarlo Bregantini  e di alcuni ecclesiastici calabresi (nella Diocesi di Locri-Gerace) che, nel 2003, hanno promosso enti come il Consorzio Goel (cooperative ed associazioni sociali). E parlare della militanza di Don Ciotti che, con l’Associazione Libera, sta convertendo i beni delle mafie in luoghi di lavoro per tutti.
Un’altra figura che mi ha colmato di ammirazione è l’imprenditore Libero Grassi. A Pontassieve (Fi) c’è una piccola via che lo ricorda (accanto a un centro commerciale); ma è meglio di niente. I familiari, il giorno del funerale, esposero un cartello che lo descriveva come imprenditore e uomo coraggioso, ucciso dalla mafia, dall’omertà dell’associazione degli industriali, dall’indifferenza dei partiti, dall’assenza dello stato. Nella sua vita e attività si era comportato da persona rispettosa della democrazia come poche.
La cosa che mi prende di più sono le foto di tutte queste persone: sono serene, perfino felici…
 
“Se i giovani le negheranno il consenso,
se un numero crescente di siciliani
la considereranno nemica,
l’onnipotente misteriosa mafia
sparirà come un incubo”
 
Paolo Borsellino
 
 
 
Hanno collaborato: Addiopizzo, Arci Sicilia, Banca Etica, Centro di servizi per il volontariato di Palermo, Comune di Gela, Consorzio Oscar Romero, Consorzio Ulisse, Sportello legalità della Camera di Commercio di Palermo
 
 
 
Bibliografia:
“Interventi e proposte” di Giovanni Falcone, Ed. Sansoni e “Cose di cosa nostra”(stesso autore) Ed. Rizzoli.
“Le donne, la mafia” di Renate Siebert, Ed. Il Saggiatore; “Donne, mafia e anti-mafia” di Anna Puglisi, Ed. O.G. e “Storie di donne”(stessa autrice) Ed. Di Girolamo.
“Libero Grassi” di Marcello Ravveduto Ed. Ediesse e “Mafia o sviluppo” dell’Osservatorio Libero Grassi.
Vi segnalo il sito: www.centroimpastato.it

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