La strada è bagnata e scivolosa in città. E’ spiovuto da poco.
Il freddo penetra nelle ossa; mentre tutto intorno è il solito caos.
Clelia è una donna sui venticinque anni, castana, dalla corporatura media.
Ha l’aria un po’ incerta. Si guarda intorno, ma i suoi occhi scuri non “vedono” niente.
Un uomo la segue a poca distanza.
La bocca di Clelia, carnosa e struccata, fa una smorfietta. I suoi capelli ondulati sono sbattuti dal vento. Il suo viso pallido ha tratti regolari, se non fosse completamente esaurita, sarebbe bella.
La giovane cammina svanita, mentre quattro buste della spesa la mantengono coi piedi per terra.
Passa davanti alla stazione degli autobus, e poggia giù le buste.
Poi osserva i veicoli che se ne vanno: alcuni diretti in località vicine, altri lontano…
…d’improvviso, qualcuno la urta grossolanamente, rovesciando una delle buste: che disastro!
Clelia, però, non si è “accorta” di niente.
Un ragazzo di vent’ anni, vestito in maniera sportiva, si china a raccogliere tutto. Praticamente fa tutto da solo; e Clelia lo “vede” solo quando ha finito.
- Oh…grazie!- sorridendogli.
Lui risponde con lo stesso sorriso.
L’uomo, che l’ha seguita, grugnisce di spalle: sembra l’abbia fatto apposta ad urtarla.
 
Clelia torna a casa in auto.
 
Poi, una volta sul pianerottolo, guarda la porta e non l’apre. Lascia le buste vicino allo stoino, e fa per tornare indietro…
…ma incontra un vicino di casa, un certo Signor Neri, in giacca e cravatta.
- Signora Bianchi -finto gentile- perché ha lasciatole buste della spesa davanti a casa? Se ne vuole andare? –ironico, come fossero affari suoi.
Clelia non risponde, con fare un po’ infantile, torna indietro aggrottando la fronte.
Estrae dalla borsa le chiavi di casa, e apre la porta.
Poi si volta verso Neri che, impettito, sta rientrando in casa sua; e gli fa un sorrisetto.
 
Clelia è in casa, ma questa è nel completo disordine.
La donna si libera dalle pesantissime buste, lasciandole qua e là.
Adesso ha movimenti lenti e i tratti del viso sono tirati.
Alle sue spalle, ancora un’ombra…
Il salotto è pieno di cose sottosopra: libri e riviste sparsi, cuscini del divano malmessi, abiti buttati dove capita.
Clelia senza togliere il cappotto, va a sedersi in cucina.
Si mette su una sedia con la spalliera rivolta verso di lei. La cucina, però, è anche peggio: piatti da lavare, cibi in scatola mezzi-aperti, pentole sporche; il pavimento è lurido e pieno di troppe cose.
La casa, nel complesso, è semplice coi mobili e gli accessori: tutto è di poco prezzo o di seconda mano…tranne un oggetto: un vaso Ming che si trova in salotto.
Clelia fissa il muro, e canta una canzoncina stonata. Su una parete c’è una lavagnetta di plastica storta e, su questa, una lista interminabile di cose da fare.
La donna guarda ma preferisce non vedere.
Appoggia il gomito alla spalliera della sedia, e si mette una mano sotto il mento.
 
Sul balcone c’è qualcuno: è l’uomo antipatico della stazione. Ha circa trent’anni. E’ sporco. Indossa una maglietta scura, aderente sul fisico asciutto, e porta i pantaloni di pelle.
I capelli lunghi e neri sono unti, mentre la barba è di qualche giorno. Sulla faccia ha uno strano “trucco”: sembra quello di uno zombie a Carnevale. Nonostante l’aspetto trasandato, è un tipo fascinoso.
Sbircia all’interno molto incuriosito.
Rivede Clelia e sorride. L’uomo prova desiderio per lei perché, in fondo, è una donna forte.
 
Dopo un’oretta Eros, il marito di Clelia, torna a casa. Guarda la moglie seduta alla luce del tramonto, e non la vede.
Poi accende la luce del salotto, e, di scatto, si toglie il giubbotto di pelle. Lo fa volare via.
E’ un bel tipo di ventisei anni. Ha un fisico muscoloso. I suoi occhi sono chiari, e i suoi capelli castani e corti.
E’ abbronzato e il suo incedere è deciso. Indossa jeans e maglietta e, all’orecchio, ha una sigaretta.
- Ciao Clelia, passato una buona giornata? – è tranquillo come al solito – Sei stanca? Tutto bene? – senza guardarla, mentre prende il telecomando e si butta su una poltrona. Clelia resta seduta ed immobile; mentre Eros accende la TV.
Sua moglie ha un’espressione strana, pensa a se stessa e ridacchia.
 
Poi si alza e, nella penombra della cucina, si toglie il cappotto.
Lo butta sul pavimento.
Ha l’espressione che aveva da bambina: incerta ed innocente.
Guarda il sole inabissarsi dietro la città. E il riflesso della sera le copre il viso.
All’improvviso, prende la borsa dal tavolo e si dirige in salotto.
Passa frettolosa, e va verso la camera.
Suo marito si volta appena, poi fa per tornare alla televisione. Il volume di questa è altissimo e, per di più, sta sfogliando delle riviste .
Accade l’imprevedibile: Clelia passa e rovescia il vaso Ming…
…che finisce in mille pezzi!
Eros si volta: è di stucco…
- Cara..?! Amore?! – si alza di scatto, e fa per andarle incontro, mentre lei se ne va. Poi torna ad abbassare il volume della televisione -…senti, volevo dirti…- parla a sé -…hai rotto il vaso…
Eros si china a raccogliere i pezzi, sparsi sul pavimento. Non aveva mai osservato l’oggetto intero, ma adesso tocca ciascun pezzo con molta cura, anzi costernazione.
- Clelia…hai rotto il vaso Ming di tuo padre.
 
Rimette i pezzi dove li ha trovati e va dietro alla moglie:
-…era solo un vaso, ma valeva più della nostra casa!
Nel piccolo ingresso, Eros si trova solo.
Va in camera e non trova nessuno:
- Clelia è sparita…o è andata al bagno.
L’uomo fa un grande sospiro e abbassa il capo, pensa fra sé poi decide di entrare.
 
Clelia è nella vasca da bagno. Ha i capelli sciolti e mezzi bagnati; è seduta, senza vestiti, in acqua e schiuma.
Il suo sguardo è svagato come prima.
- Ehi!? E’ con te che parlo, che credi?? – a se stesso – Porcaccia miseria…
Clelia guarda lo spazio davanti a sé; mentre, meccanicamente, si liscia con le mani il corpo per lavarlo.
Sembra un’immagine tipica della pubblicità, peccato che lei non sia una felice modella, e la scenografia del bagno cadente non sia affatto invitante.
La cosa più singolare, però, è che Clelia non “percepisce” suo marito.
Eros abbassa di nuovo lo sguardo, e si gratta il pube.
Arriccia il naso, e si gratta la testa pensieroso.
La rialza su sua moglie: - Sei insopportabile con il tuo caratteraccio! Pensi di essere l’unica ad avere dei problemi? – con questa tipica frase forse tradisce un pensiero inconscio…
Prima di uscire, afferra incazzato il detersivo per i panni, reo di aver causato tanta schiuma nella vasca: lo guarda e lo riposa. Poi se ne va, sbattendo la porta.
Intanto, una mano livida pulisce lo specchio dal vapore.
L’immagine dello zombie appare riflessa. Sputa del sangue scuro nel lavandino, poi sorride soddisfatto. Infine si volta a guardare Clelia.
 
Il figlio di Clelia ed Eros, Vittorio, torna da scuola.
E’ sul pianerottolo, e sta raggiungendo la porta di casa: sulle spalle ha uno zaino di dieci kg, in una mano la custodia del violino, in un’altra il paniere della merenda, poi, sempre sulle spalle, la sacca per gli allenamenti di calcio.
Si ferma trafelato sullo stoino di casa, e posa tutto per terra; poi riprende fiato.
Si tira gli occhiali sul naso. E’ un bimbo di sei anni, di media statura, con l’aria furbetta ed intelligente.
Suona.
Il padre gli apre, senza una parola, lo adocchia con la faccia scura. Vittorio ricambia lo sguardo, socchiudendo gli occhi: è uno scontro fra “grandi”.
Poi Eros lo invita ad entrare, cambiando espressione:
- Vieni piccoletto – ma non lo aiuta a prendere la roba.
Il bimbo trasporta tutto da solo, e lo deposita in casa. Dimostra più di sei anni:
è rassegnato.
Poi, con la voce da bambino: - Dov’è la mamma?
- Tua madre è a fare il bagno, sta lì!
Eros toglie la sigaretta dall’orecchio, e se l’accende; poi sputa il fumo sul piccolo, che lo squadra severo.
Il bambino tossisce, scacciando il fumo con la mano.
Eros: - Andiamo in cucina a preparare la cena – trattando suo figlio come un vecchio amico.
Vittorio: - Mmm…
I due entrano nella stanza, e si accorgono della spesa sparsa qua e là, col disordine generale.
Eros, risoluto, afferra le buste e, così come sono, le mette in un armadio.
Vittorio: – Nooo!!
Eros lo sgrida con l’indice alzato: -Ehi?!
Poi: - Ecco cosa voglio fare con te - vedendo barattoli di salsa e pacchi di pasta in giro - lasagne al forno, risotto al tartufo, tagliata di manzo, porcini trifolati, patate fritte e tiramisù…
Si guardano intensamente, poi cominciano a cucinare.
Vittorio: - Per fare le lasagne, ci vogliono le lasagne mentre, al posto del ragù, possiamo usare il pomodoro: io e la mamma le facciamo sempre! – a quest’ultima considerazione, il bimbo s’illumina in un sorriso.
Eros rovista fra quel che resta delle pentole pulite; si blocca un attimo : - Non so…va bene tesoro, pensaci tu!
Vittorio aggrotta la fronte per quell’ appellativo così inusuale: poi si scuote e va a cercare il pomodoro.
Mentre i suoi “uomini” mescolano le cianfrusaglie in cucina tentando l’impossibile…
 
…Clelia esce dalla vasca, e va a guardarsi allo specchio.
Ciò che vede è un “fantasma” che non riconosce più.
Così decide di truccarsi. Dopo essersi asciugata ed aver indossato la sua vestaglia migliore (scolorita) Clelia passa un ombretto scuro sugli occhi, poi un rossetto vivace sulla bocca.
La sua mano sembra quella di un pittore impressionista, al colmo dell’ispirazione. E la sua faccia somiglia, adesso, al tramonto di poco prima.
Clelia si guarda allo specchio; mentre una mano livida le accarezza i capelli..
 
In cucina, padre e figlio ne combinano di tutti i colori.
Eros prende un’iniziativa, e Vittorio disfà tutto. Decidono insieme per qualcos’altro, e poi ci ripensano.
Il disordine è aumentato, e non è stata preparata nessuna pietanza completa.
Il bambino si spazientisce: - Ho fame!!
I due si guardano seri e perplessi.
Silenzio.
Poi Eros si ricorda di Clelia: - …ah, tua madre! – si allontana, più a se stesso: - Andiamo a vedere che sta combinando.
Esce dalla cucina, e si dirige verso il bagno. Poi, di scatto, torna in dietro al salotto come se si fosse perso qualcosa : Clelia è lì, seduta sulla poltrona.
Ci è arrivata senza far rumore; e adesso è davanti alla TV: ma il canale è sparito, e lei osserva la televisione con l’”effetto sabbia”.
Vittorio accorre con un urletto di gioia: - Mamma!! – e abbraccia Clelia.
Poi corre verso il suo zaino, e prende un quaderno.
Torna da lei: - Mamma!! – al colmo della tenerezza – Ho preso bravissimo!...guarda, ho preso bravissimo! – porgendole il quaderno.
Eros fissa sua moglie, che non sente il bambino.
-…ho perso brav…- suo padre lo prende per un braccio e, con l’altra mano, gli toglie il quaderno.
- Eros…- il bimbo lo guarda con occhi interrogativi.
- Me la dai la soddisfazione di chiamarmi papà? –ma il suo tono non è iroso. Sorride, mentre mette da parte il quaderno di prima elementare.
- E’ arrivato il momento di andare da Luca a prendere del prezzemolo – al figlio, pensando fra sé.
Vittorio si ferma un attimo, poi corre in cucina verso il tavolo.
Trova un mazzo di prezzemolo e lo porta al padre.
Eros, però, prende suo figlio (e relativo ortaggio) e lo spinge verso la porta.
L’apre e raggiungono un’altra porta. Eros suona il campanello.
Una giovane donna, la Signora Neri,si affaccia e sorride. Ha trent’anni e indossa una tuta da ginnastica. Da dietro le sue gambe, sbuca un’altra “peste” di sei anni:
- Come te la passi, Vitto?
-…bene…- Vittorio entra col prezzemolo in mano, e lo sguardo poco convinto.
- Ada tienimelo un po’, per favore – Eros le fa capire che è importante.
- Non ci sono problemi Eros – la donna è sincera.
Quando la porta si chiude, l’uomo risospira.
Si ferma un attimo a pensare; poi torna a casa sua.
 
Entra ma è molto diverso dalla prima volta.
Guarda la poltrona: è vuota.
Dalla cucina, sente canticchiare una vocina ebete e vi si precipita.
Clelia è di spalle, vicino ai fornelli.
Sta facendo un battuto di cipolle.
Eros abbandona completamente l’espressione strafottente…
Clelia sta maneggiando un coltello enorme, sicuramente sproporzionato alle cipollette…
- Solooo tuuu…mi sai dare…trallallero, trallallero, trallallerooo…- la vocetta di Clelia è quasi irriconoscibile tanto è scema.
Eros riflette fra sé. Poi si avvicina lentamente.
-…tesoro? – prova pian piano.
Ma dapprima Clelia non risponde.
Poi smette di canticchiare.
Ammucchia gli spicchi di cipolla da una parte.
Infine si gira lentamente…
-…siii?
La voce della donna è ancora strana. Il suo viso è bianco, mentre i suoi occhi lacrimosi sono più fissi di prima.
E’ davvero allucinante.
Eros è titubante, e non sa che dire. Allora le sorride.
Lei ricambia con un’espressione da spostata. Poi, con un guizzo, s’avventa contro il marito per accoltellarlo.
E lui, non si sa come, riesce a scansarsi.
L’uomo ha il viso paonazzo, e una goccia di sudore gli cade giù.
Alza gli occhi su di lei, come se niente fosse, a bassa voce:
- Clelia…
La donna non lo “vede” ma gli risponde.
- …si, dimmi
- Scusa se non ci sono mai stato…
Clelia guarda il coltello e gli accarezza la lama.
- Che vuoi farci? – come se parlassero del più e del meno.
-…ho perso un lavoro dietro l’altro, ma non potevo immaginare…
- Cosa? – lei, con lo sguardo spiritato.
-…tu accettavi consigli solo dai tuoi, per telefono poi, perché per loro milionari era troppo venirci a trovare! Hanno pensato solo ai tuoi fratelli, mai a te!
Clelia solleva le sopracciglia, con una smorfietta.
-…io ero sempre fuori – più a sé –non te lo meritavi, perché ce l’hai messa tutta.
C’è anche lo zombie e guarda Clelia malizioso; poi, abbracciandola, osserva divertito suo marito.
Eros: - Passerotto…
Lei sospira: -Ti sei scansato!
-…amore – Eros si ricorda che sua moglie ha perso la ragione, ed indietreggia pian piano: - Ti amo.
Non fa a tempo a finire la frase, che Clelia gli sferra un altro colpo.
Anche stavolta il marito si scansa, e il coltello finisce infilzato sul tavolo.
-…ci siamo sposati così giovani… non è colpa nostra…io non ho avuto i genitori…è tanto che non parliamo…
Clelia si butta sul coltello e fa per sfilarlo dal tavolo; ma, questa volta, anche Eros tenta di prenderlo.
La donna ha una forza incredibile: prende il coltello e colpisce il marito ad una mano. Ma Eros le afferra il polso.
Lottano. E cadono a terra.
- Piantala di ascoltare consigli da chi cerca di farci litigare!
- Ti ucciderò in un modo o nell’altro! – cerca di divincolarsi.
- Ma perché?!? – sempre lottando.
Clelia si ferma un attimo per rispondere: - Sono malata Eros.
- Lo so che Vittorio l’hai cresciuto da sola…a proposito, Vittorio, Vittorio…è il tuo bambino!
- Ah già… c’è anche lui! – senza cambiare espressione.
Eros è sopra di lei, ha lo sguardo sconcertato.
- Prima devo uccidere te, poi devo uccidere il bambino…- scandendo tutto – solo allora posso uccidere me! – come se si trattasse di fare la spesa.
Piano, suo marito: - Perché anche lui?
- Perché nessuno lo vorrebbe! – come se fosse la cosa più naturale da dire.
Gli occhi di Clelia sono ancora spersi ; mentre lei ed Eros stanno l’uno sull’altra.
Il sudore e il sangue di lui cadono sul viso di lei ; la mano sinistra di lei, con quella di Eros, tiene il coltello ancora in alto.
Sdraiata su un fianco, accanto a loro, la Morte (con la faccia da zombie) aspetta.
Eros pulisce la faccia della moglie con l’altra mano.
Silenzio.
La Morte girella ancora per la stanza.
Li guarda schifata, e poi assaggia un sugo.
Clelia si blocca, il suo viso è stanco: - …devo preparare la cena.
Eros la guarda sfinito. – Fra un po’…
Clelia: - Quante cose devo fare… che cosa devo fare?
- Per prima cosa, togliamo il coltello…- glielo sfila dalle mani e lo butta lontano.
Clelia guarda il marito: - Quale coltello?
La Morte si ferma di scatto, digrigna i denti, e sbuffa…incazzata, gira le spalle e se ne va.
Poi per strada dà una spinta a una vecchia, rincorre dei ragazzini e, vedendo due innamorati, gli sputa addosso.
 
 
Questo racconto è tratto dal mio libro “Via degli specchi”. Il testo contiene altre 4 storie ambientate ai giorni nostri. Il genere è comico, horror e surreale. E’ un libro dedicato alla mia generazione ed ai bambini (anche se per gli argomenti trattati è consigliato a persone dai 16 anni in su ).
E’ di 64 pagine e costa 6 euro. Chi desidera acquistarlo, può telefonarmi al 333/3064821 ( per trovarlo in alcune librerie, o per prenderlo direttamente da me).
 

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