“Dove la vita si accende” è un bel titolo per un bel testo.
L’ho scovato l’estate scorsa a Loppiano, un piccolo villaggio nel verde della Val d'Arno (vicino ad Incisa in provincia di Firenze).
Il luogo è ameno ed è uno dei tanti centri culturali e spirituali creati da Chiara.
La Lubich (Premio Unesco 1996 per l’educazione alla pace) è la fondatrice, da poco scomparsa, del Movimento dei Focolari.
Ha ricevuto varie Lauree honoris causa e cittadinanze onorarie.
Trentina crea nel primo ‘900, con alcune amiche, una nuova comunità in cui si possono riscoprire i valori essenziali ed il cui CARISMA è L’UNITA’.
Viene ricordata infatti per aver costruito grossi ponti fra  culture e religioni, senza venir meno (perché sarebbe deleterio) ai suoi principi di base: l’Amore e la fratellanza.
Nonostante non sia sposata, parla in maniera ispirata della FAMIGLIA e di altri argomenti  con notevole successo.
In un’ epoca in cui le donne cercano di affermare il valore legittimo della PARITA’ fra tutti gli esseri umani, lei ci riesce ricevendo ascolto e divenendo attendibile.
Un altro merito di Chiara è l’importanza riconosciuta alla cultura ed al lavoro (che ricorda  José Maria Escrivà De Balaguer).
Ella rappresenta il laicato responsabile ed attivo, senza criticare altri movimenti o persone.
Aborre le tristezza e condanna, senza aggressività, le discriminazioni.
Suoi collaboratori saranno uomini, donne, famiglie ed anche religiosi (non solo cristiani).
“ Dove la vita si accende” è un libro sereno e pratico che parla del più grande valore.
Il sottotitolo è dialoghi sulla famiglia.
E’edito da Città Nuova la casa editrice dai focolari( che conta parecchie pubblicazioni). Ed è pieno di necessario ottimismo: come il sole che brilla in copertina.
Il testo è diviso in capitoli, per argomenti; ed in ogni pagina c’è la risposta ad una domanda specifica.
Parla di dialogo, CONDIVISIONE, giustizia, RISPETTO per i più piccoli (che hanno la stessa dignità degli adulti).
Invita le donne a non farsi prendere da facili rancori contro < l'altra metà del cielo> ( sto parafrasando l’amico Mao Zedong)  cioè gli uomini. Perché la civiltà si ottiene solo con l’equilibrio.
Quindi niente rivendicazioni inutili per donne e giovani, niente lotte, a meno che  non siano NON-VIOLENTE e quindi improntate al dialogo: perché dopotutto anche <il debole> è responsabile della propria vita.
Credo che Chiara invitasse le donne a non farsi strumentalizzare dalle rivoluzioni del ‘900.
E comunque, senza le donne non si fa nulla: chi vuol cambiare le cose deve necessariamente ( per il Bene o il male) ricorrere al nostro consenso.
Io da ex-femminista penso che la giustizia non sia né nel femminismo, né nel maschilismo (in cui credono anche alcune donne) ma nella fratellanza concreta; anche se i rapporti fra uomo e donna (su cui si regge l’umanità) restano in parte un mistero.
Solo chi ama ne sa davvero qualcosa.
E la Lubich parla a chi ha voglia di amare.